Maroni ricaccia i migranti in Libia

Secolo XIX 8/5/09
blitz contro tre barconi
Intercettati nel Canale di Sicilia sono stati scortati fino a Tripoli. Proteste dell’Onu
ROMA. Con un blitz veramente inedito (e imprevisto), tre motovedette italiane, due della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza, hanno abbordato nelle acque della zona Sar (Search and Rescue) del Canale di Sicilia, a sud di Lampedusa, di competenza maltese, tre carrette del mare, cariche di 227 migranti, e le hanno costrette a far rotta verso il porto libico di Tripoli. I barconi sono già approdati ai moli libici sui quali hanno scaricato il loro carico di umanità sofferente. Le tre motovedette italiane sono rientrate alla base e il ministro dell’interno, Roberto Maroni, ha iniziato a suonare la diana, inneggiando alla fresca intesa tra Italia e Libia che ha propiziato la manovra. Prima di intraprenderla tuttavia il governo italiano si è impegnato in un duro braccio di ferro col governo maltese per decidere chi dovesse svolgere le operazioni di soccorso ai migranti. Il blitz ha risolto il contrasto. «Per la prima volta nella storia siamo riusciti a rimandare direttamente in Libia i clandestini che abbiamo trovato ieri in mare su tre barconi. – ha detto Maroni – Fino adesso dovevamo prenderli e identificarli, mandarli nelle nazioni d’origine… Per la prima volta la Libia ha accettato di prendere cittadini extracomunitari che non sono libici ma che sono partiti dalle coste della Libia». Maroni ha parlato di «risultato storico» e di «nuovo modello di contrasto in mare di chi cerca di arrivare illegittimamente e che non ha nulla a che fare con chi chiede asilo: i clandestini non arrivano sul territorio nazionale ma vengono respinti alla frontiera, valutare le richieste d’asilo non è quindi compito del governo italiano». Sottinteso, deve provvedere la Libia. Se non che la Libia non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati.
«Preoccupazione»è stata espressa da un autorevole organismo internazionale quale è l’Unhcr, l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati. L’Alto Commissario, Antònio Guterres, ha dichiarato: «Rivolgo un appello alle autorità italiane e maltesi affinché continuino ad assicurare alle persone salvate in mare e bisognose di protezione internazionale pieno accesso al territorio e alla procedura di asilo dell’Unione Europea».
Al peana ministeriale si è unita, nuovamente compatta, la maggioranza di governo. Persino il presidente del Senato, Renato Schifani, ha plaudito all’accordo italo-libico alla base del blitz. «Si tratta di una forma di contrasto a quel fenomeno di immigrazione clandestina che deve sicuramente trovare soluzione attraverso una mediazione politica e non la forza». In un brodo di giuggiole, il capogruppo della Lega Nord alla Camera, ha commentato: «La linea Maroni è quella del rigore vincente. Oggi ne abbiamo la controprova: la collaborazione con la Libia consente di rimandare indietro i clandestini direttamente nel Paese di provenienza senza dover attendere gli adempimenti burocratici collegati all’identificazione e individuazione del Paese d’origine. In una situazione come questa tutti dovrebbero sostenere quest’azione, ma abbiamo visto la posizione irresponsabile del leader del Pd che ha fatto diventare il suo partito quello dei clandestini».
Esultante il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: «I rimpatri verso la Libia dimostrano che la linea della fermezza adottata dal governo italiano paga ed è l’unica perseguibile. Il rimpatrio dei migranti è un chiaro segnale che una nuova politica di contrasto all’immigrazione clandestina si può fare, che c’è una soluzione per difendere i nostri territori dagli assalti dei migranti. Il lavoro svolto da Maroni segna una svolta che cambia definitivamente il modo di fronteggiare questo triste fenomeno».
Tutto da decifrare il giudizio espresso da Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc, in una nota. «Il principio per cui il governo di un Paese dal quale parte una barca carica di disperati verso le coste italiane è tenuto a riprendersi indietro queste persone, anche qualora non fossero suoi cittadini, è un principio giusto ed è positivo il fatto che esso sia stato applicato. Sarebbe stato però necessario portare la barca in un porto italiano, provvedere a un primo esame, rimandare indietro chi chiaramente non aveva titolo per la protezione internazionale, trattenendo invece per i necessari approfondimenti quelli i quali facevano immaginare che un qualche titolo alla protezione lo avessero. In questo modo anche in una questione che poteva rappresentare un passo avanti nella difesa delle frontiere, nella tutela del territorio, nella lotta contro l’immigrazione clandestina, rischiamo di metterci dalla parte del torto». Scatenata l’opposizione contro il governo. Paolo Ferrero, segretario del Prc, ha attaccato duramente: «Maroni ha ben poco di cui vantarsi, anzi dovrebbe vergognarsi di quello che ha fatto: l’Italia è e dovrebbe restare un paese civile dove i profughi di guerra, a partire da donne e bambini del Corno d’Africa, che fuggono dai signori della guerra, vengono accolti e non respinti, sulla base delle più elementari norme del diritto internazionale».
Renzo Parodi

I commenti sono chiusi.