Maroni contro Franceschini «Leggi razziali? Dice idiozie»
Secolo XIX 08/05/2009
scontro sul ddl sicurezza
Ma il testo non convince tutto il centrodestra.
Le perplessità del presidente della Camera, Gianfranco Fini
Roma. «Idiota»; «Razzista»: lo scontro sul disegno di legge per la sicurezza sta raggiungendo livelli mai registrati finora. «Il segretario del Pd, Franceschini, ci accusa di aver varato, dopo settant’anni, nuove “leggi razziali”? Un’idiozia. Evidentemente, lui ed il suo partito, sono a favore dell’immigrazione. Non c’è altra spiegazione»: così Roberto Maroni, ministro degli Interni, dagli studi di “Panorama nel mondo” su Canale 5.
«Confermo tutto: il disegno di legge fa tornare indietro ai tempi delle “leggi razziali”. E non sono io il primo a dirlo, né un altro pericoloso sovversivo: fu Famiglia Cristiana, in febbraio, ad usare per prima questo paragone»: questa la replica di Dario Franceschini. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Le polemiche sono diventate roventi, tra e dentro gli schieramenti. O meglio: è all’interno della maggioranza che cominciano ad emergere forti dubbi sulla correttezza del provvedimento, anche adesso che il governo ha annunciato che porrà la questione di fiducia, all’inizio della prossima settimana. «La clandestinità non può essere reato in sé? ha sostenuto Fabio Granata, Pdl (ex An e molto vicino alle posizioni di Gianfranco Fini), vicepresidente della commissione Antimafia -È certamente più”italiano” un clandestino disperato ma più onesto di un “casalese”, un mafioso o un grande evasore fiscale». Gianfranco Fini, presidente della Camera, appoggia questo dissenso: «Io non voglio essere la suocera che dice sempre “ma”. Rifiuto l’idea che a destra non ci sia il rispetto dei diritti umani, ma anche l’idea che un elettore di destra possa pensare queste cose. Un bambino straniero che frequenta le nostre scuole è un esempio di civiltà. Come la metteremmo se dovesse rinunciarci, nel momento in cui il genitore, perdendo il lavoro, dovesse perdere anche il permesso di soggiorno?».
Ma è proprio su “presidi spia” e “medici delatori” che in queste ore si sta infiammando il clima. La cancellazione di questi provvedimenti, che avrebbero imposto a docenti e sanitari la denuncia dei clandestini, potrebbe essere solo formale: «L’obbligo di denuncia, alla fine, resta dal momento che viene istituito il reato di immigrazione clandestino, e un pubblico ufficiale, come un medico o un preside, non può esimersi dalla denuncia di un reato di cui sia venuto a conoscenza» spiega Marco Minniti, responsabile del settore sicurezza del Pd. Forti delle critiche mosse, anche ieri, tutta l’opposizione si è rivolta a Fini nella sua qualità di presidente della Camera perché dichiari inammissibili gli emendamenti, su cui il governo intende chiedere la fiducia, che incidono sulle libertà fondamentali della persona: «Il regolamento prevede che su questi argomenti ci sia addirittura il voto segreto»è il senso della protesta.
Ma non è solo la questione “immigrati” che agita le acque nel centrodestra. Il tema delle ronde, infatti, è ancora tutto da scrivere. Ieri mattina, approfittando della cerimonia in occasione della festa dell’Esercito, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa ha scandito bene queste parole: «La lotta alla criminalità e la difesa dell’ordine pubblico devono continuare ad avvenire con uomini, servitori dello Stato, in divisa». Quasi un paletto alle tentazioni leghiste di trasformare le ronde, da semplici “osservatori” in corpi di supporto alle forze dell’ordine.
Infine le spine istituzionali. In queste ore, nel centrodestra, cresce il timore che il disegno di legge possa incappare in profili di incostituzionalità. «La “clandestinità” risulterà un aggravante – spiega ancora Minniti – e, per uno stesso reato, un immigrato, e quindi di etnia e religione diversa, riceverebbe pene più pesanti, a parità di condizione, rispetto ad un cittadino italiano». Rischio che potrebbe deflagrare nel caso di un dibattimento giudiziario e conseguente ricorso alla Consulta, o, addirittura, andare a sbattere subito con il vaglio del Quirinale.
Al centrodestra non è affatto piaciuto il paragone con le leggi razziali del fascismo, fatto da Franceschini. «Prima paragona la democrazia italiana a quella, con tutto il rispetto, del Turkmenistan, poi parla di dittatura, poi di leggi razziali. Farnetica: gli suggerisco di chiedere scusa agli italiani»è l’affondo portato da Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. «Ma come si fa a non vedere che il disegno di legge contiene norme gravemente discriminatorie? -è la replica di Massimo D’Alema, Pd – Quando le persone sono messe nella condizione di non potersi curare, di non poter mandare i figli a scuola, si parla di norme civili?».
Angelo Bocconetti

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