Immigrati alla deriva, nuovo scontro con Malta

Repubblica 7-05-09

Sos da tre barconi. Il premier Gonzi: “Disgustato dal no italiano”. La nostra Marina li soccorre e li riporta in Libia
A bordo c´erano oltre duecento extracomunitari: tra di loro quaranta donne

LAMPEDUSA – Tre barconi con 227 extracomunitari provenienti dalle coste libiche e dirette a Lampedusa, che avevano chiesto soccorso alla capitaneria di Palermo con un satellitare, hanno dovuto attendere ore ed ore in mare aperto per l´ennesimo scontro politico tra Malta e l´Italia che si rifiutano, per problemi di «competenza territoriale» di fare attraccare gli immigrati nei rispettivi porti. E come era accaduto nelle settimane scorse al mercantile turco Pinar che aveva soccorso in mare 150 clandestini restando bloccata in mare per 5 giorni, anche ieri italiani e maltesi hanno tentato di scaricare la patata bollente ad un mercantile italiano che si trovava vicino alla zona di mare dov´erano state segnalati i barconi. Alla fine, una serie di circostanze (il mercantile italiano non ha localizzato i due barconi riprendendo la sua rotta verso la Tunisia), hanno costretto le motovedette italiane a soccorrere i clandestini. Ma i colpi di scena non erano ancora finiti. In serata infatti fonti maltesi hanno confermato l´orientamento del Viminale di rimpatriare immediatamente in Libia i 227 migranti soccorsi, tra cui 40 donne. Di qui i contatti con Tripoli per consentire a una nave della Marina Militare italiana di riportare subito indietro gli extracomunitari.
Una battaglia politica, quella tra Malta e l´Italia che si sta combattendo sulla pelle di centinaia di disperati che scappano dai paesi africani per raggiungere l´Europa e che spesso, anche a causa di questi scontri politici, rischiano di morire o di ammalarsi perché costretti a rimanere per giorni e giorni in situazioni drammatiche e pericolose.
L´ennesimo conflitto italo-maltese comincia ieri mattina quando la Capitaneria di Porto di Palermo riceve richieste di soccorso da due barconi che si trovano a 50 migliaia a sud di Lampedusa in un tratto di mare che è di competenza maltese. L´Italia gira a Malta le coordinate dei due barconi, Malta non interviene e ordina al mercantile italiano “Livia Ievoli” che è diretto in Tunisia, di soccorrere i clandestini in difficoltà. Dopo alcune ore il mercantile raggiunge il punto segnalato ma non trovando più i due barconi, che nel frattempo hanno continuato la loro navigazione avvicinandosi a Lampedusa, riprende la sua rotta verso Tunisi. Poi, a 30 miglia dall´isola siciliana, i due barconi vengono intercettati dalle motovedette italiane che sono costrette a soccorrerli e trasferire gli immigrati a bordo. A tarda sera ne viene intercettato un terzo: a bordo altri 50 immigrati, soccorsi anche loro.
Il primo ministro maltese, Lawrence Gonzi sferra un durissimo attacco all´Italia dichiarando di essere «disgustato nel sentire di altri paesi del Mediterraneo che si rifiutano di accogliere persone che sono in pericolo». Il premier aggiunge che Malta ha degli «obblighi morali, etici e legali: noi interverremo tutte le volte che le vite delle persone a bordo sono in pericolo, ma oggi toccava alle forze italiane occuparsene perché l´imbarcazione in difficoltà era più vicina a Lampedusa».
Immediata la replica del ministro degli interni Roberto Maroni il quale dichiara di avere «grande stima» nei confronti del premier maltese confermando ancora una volta che «se i barconi carichi di extracomunitari sono nelle acque maltesi è Malta che deve soccorrerli». Maroni sottolinea che l´estensione delle acque maltesi è davvero grande. «Lampedusa, ad esempio, è nelle acque maltesi. Si tratta di un´estensione notevole che corrisponde al loro spazio aereo. Noi abbiamo chiesto più volte a Malta di ridurre questo spazio, ma senza alcun risultato. Malta infatti su queste acque prende i contributi europei. Evidentemente tra noi e loro c´è una diversa interpretazione dei trattati internazionali. Ed è per questo che noi abbiamo chiesto ai vertici della Ue che ci sia una parola chiarificatrice».

I commenti sono chiusi.