Così l’italia controlla mari e rotte: «siamo i primi in europa»

Secolo XIX 7/5/09
guardie costiere
Genova. Sullo schermo lampeggiano tanti piccoli punti in movimento. Sullo sfondo, la cartina del Mediterraneo. Quando arriva la notizia dei due barconi di clandestini alla deriva, parte la ricerca: tra i tanti puntini – le navi italiane in navigazione – viene individuata quella più vicina ai barconi in grado di prestare soccorso. I dati vengono trasmessi alle autorità di Malta, quindi partono gli aiuti. Funziona così, al netto delle polemiche politiche scoppiate ieri, il sistema di monitoraggio dei mari e delle navi messo in piedi dalla Guardia Costiera italiana attraverso il Corpo delle capitanerie di porto. Un gioiello nato dalla collaborazione tra istituzioni e aziende del gruppo Finmeccanica – Elsag Datamat e Selex Sistemi integrati -, uno degli elementi su cui l’Italia sta costruendo la sua leadership nel Mediterraneo. Tanto da rendere assolutamente credibile la candidatura di Genova come sede permanente del segretariato generale, avanzata ieri dal sottosegretario Stefania Craxi nel corso del primo forum mediterraneo delle Guardie Costiere. Ma Genova punta anche a diventare sede per il Mediterraneo di Emsa, l’agenzia europea per la sicurezza nei mari. Oggi, al forum, ci saranno il ministro Altero Matteoli e il commissario Antonio Tajani. Ieri, la vicenda dei barconi, è servita a spiegare su che basi l’Italia sta costruendo la sua leadership sui controlli dei mari, ambito fondamentale che riguarda la security, il soccorso a vite umane in pericolo, la protezione dell’ambiente, la lotta alla pirateria. Tutto parte nel 2000 quando per adempiere alle norme internazionali, entra in funzione in Italia il sistema Vts, frutto del lavoro delle aziende Finmeccanica, in dotazione alle Capitanerie per monitorare le acque territoriali attraverso un sistema di radar installati sulle coste del Paese. Oggi quel sistema, in continua evoluzione, ha integrato molte altre varie funzioni. Un investimento da 350 milioni di euro che permette, attraverso l’incrocio di dati di diversa provenienza, la localizzazione e l’identificazione di tutte le unità in navigazione nelle acque nazionali e di quelle battente bandiera italiana nei mari di tutto il mondo. Il Vts di seconda generazione sarà pienamente attivo dal 2011. Alcune innovazioni, spiega il comandante Ferdinando Lolli, responsabile nazionale del progetto, sono in funzione già adesso. Ssas: un “bottone” a bordo di ogni nave che lancia automaticamente l’allarme in caso di attacco dei pirati è stato usato recentemente da tutte le unità italiane attaccate permettendo l’intervento della Marina. All’interno del Vts è integrato poi Ais (sviluppato da Elman) che, attraverso un sistema di transponder installati a bordo e la cui attivazione è obbligatoria, segnala posizione e identità della nave, dati che poi vengono incrociati con quelli dei radar. Questo sistema funziona in vicinanza delle coste, in futuro, tramite il dispositivo Lrit, sarà attivo ovunque l’unità si trovi. Intanto, la tecnologia italiana sbarca all’estero: Yemen, Polonia, in futuro Algeria, Tunisia, Libia. «L’Italia ha la leadership mondiale – spiega Lolli – merito della collaborazione tra il Comando delle capitanerie e le aziende». Tecnologicamente, sarebbe oggi possibile un controllo totale su tutti i mari, a partire dal Mediterraneo. «Ma qui – frena Lolli – intervengono le leggi: possiamo controllare le nostre navi ovunque e quelle straniere nelle nostre acque». Il resto, è legato alle collaborazioni internazionali in via di definizione.
il forumA Genova il forum del Mediterraneo. La città si candida come sede del segretariato

I commenti sono chiusi.