«Sono leggi razziali» Dario alza la voce e il Pdl perde le staffe
Il manifesto 7/5/09
DEMOCRATICI
Daniela Preziosi ROMA
ROMA
«C’è stato già un momento nella nostra storia in cui molti bambini sono stati cacciati dalle scuole per la loro religione. Non è moralmente giusto strumentalizzare la paura e tornare alle leggi razziali settanta anni dopo». Il segretario del Pd spara alzo zero sul contestatissimo disegno di legge sulla sicurezza, convocando una conferenza stampa poco dopo l’annuncio del voto di fiducia per martedì prossimo. Dario Franceschini alza la voce, in questo caso: «A volte bisogna dire le cose come vanno dette. Ci dicono che facciamo un’opposizione troppo dura? Ci sono momenti in cui anche un riformista deve essere duro». Duro, a parole, anche se in ritardo di una battuta. Il leader democratico infatti si riferisce alla norma dei presidi-spia, che è stata appena cancellata dal testo dopo la contestazione del presidente della camera Gianfranco Fini.
Ma la sostanza del provvedimento non cambia: il testo resta indigeribile perché, come spiegano le associazioni davanti alle quali Franceschini si esprime, una volta introdotto il reato di immigrazione clandestina, qualsiasi preside, nella sua veste di pubblico pubblico ufficiale, sarà tenuto a denunciare il genitore dell’alunno straniero, se dovesse venire a conoscenza del fatto che è un immigrato irregolare.
L’accusa di ritorno alle leggi razziali è pesante e soprattutto insidiosa per una destra ‘sorvegliata speciale’ del Ppe europeo e perciò in pieno revisionismo valoriale, dal ripudio del fascismo fino alla celebrazione della Liberazione. Non a caso il Pdl manda avanti l’ebrea Fiamma Nirenstein a replicare: «L’evocazione di Franceschini è scandalosa. Nessuna delle norme contenute nel pacchetto sicurezza rimanda alle leggi razziali, che portarono, anche in Italia, prima alla discriminazione, poi alla segregazione e quindi allo sterminio degli ebrei». Mancherebbe che nel testo ci fosse persino qualche ‘rimando’. Ma alla lettera delle parole resta ipocritamente attaccato anche Fwebmagazine, il periodico della Fondazione FareFuturo quindi vicinissimo a Fini. Punto sul vivo delle proprie contraddizioni, il giornale online attacca: quello di Franceschini «è il tentativo maldestro di buttarla in caciara per non affrontare con pacatezza la complessità del ‘tema immigrazione. Consigliamo a Franceschini la lettura attenta del Manifesto della Razza che la rivista La difesa della razza (di cui era redattore Giorgio Almirante, padre politico di Fini, ndr) pubblicò il 5 agosto 1938. Legga quelle parole infami, Franceschini. E poi dica se hanno qualcosa a che fare con la legge che la camera sta per approvare». La destra perde le staffe contro il leader Pd: «Fa a gara di sparate con Di Pietro» (Domenico Nania), «un irresponsabile» (Fabrizio Cicchitto), «aiuta il razzismo» (Gaetano Quagliariello), persino «fomenta l’odio» (Maurizio Lupi). L’accusa di odio razziale, nel merito poco più di una presa d’atto, brucia. Franceschini si difende chiamando in causa la contrarietà della chiesa: «Ho solo usato le stesse parole di Famiglia Cristiana che il 10 febbraio 2009 scrisse che l’Italia si sta avviando verso il baratro delle leggi razziali».
Da parte loro, le associazioni che da tempo e in solitudine lanciano l’allarme sull’equazione immigrato uguale criminale – da Migrantes alla comunità di Sant’Egidio, dall’Arci ai sindacati, all’Alto patronato dell’Onu per i rifugiati a Magistratura democratica a Amnesty International, Medici Senza Frontiere, Save the Children, Società italiana di medicina delle migrazioni – eletta a principio del legislatore, hanno presentato un appello a tutti i parlamentari chiedendo di non votare la legge: «I migranti – scrivono – per timore di essere denunciati, sarebbero indotti a sottrarsi al contatto con tutti gli incaricati di pubblico servizio, in qualunque ambito, innescando un’allarmante situazione di compromissione dei diritti fondamentali». E a rinunciare all’accesso all’assistenza e ai diritti sarebbero tanto «le fasce più deboli della popolazione migrante, quali le vittime di tratta, i minori e le altre persone vulnerabili» quanto «coloro che hanno una situazione di soggiorno regolare ma precaria». Tutti gli immigrati, insomma.

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