Sicurezza, salta la norma sui presidi-spia nelle scuole
Secolo XIX 6/5/09
il disegno di legge
C’è l’accordo ma la Lega non si fida e oggi chiederà il voto di fiducia
Roma. Contrordine: sparisce la norma che istituiva i “presidi- spia” dal pacchetto sicurezza. «Aveva ragione Fini», ha spiegato, nel corso della riunione di maggioranza, il ministro degli Interni, Roberto Maroni, rispondendo così alla lettera che gli aveva inviato il presidente della Camera per spiegare i profili di incostituzionalità del provvedimento. Nel braccio di ferro con la Lega ha quindi prevalso la linea dell’ex leader di An? «No. Mi sembra esagerato sostenere che abbia prevalso la posizione di Fini», ha minimizzato lo stesso ministro degli Interni incontrando i giornalisti.
Sul disegno di legge sicurezza, nonostante questa correzione, il governo ha deciso di porre la questione di fiducia. Due ore di vertice di maggioranza, con i capigruppo di Camera e Senato, non sono state sufficenti a dissipare i timori della Lega. Tutti hanno garantito al ministro Maroni la tenuta dei gruppi parlamentari. Ma non è bastato: in agenda, infatti, potrebbero esserci quasi una cinquantina di voti a scrutinio segreto che rappresentano altrettante insidie per la maggioranza. «E’ probabile, allora, che la questione di fiducia sia decisa in un secondo tempo», ha spiegato il capogruppo della Lega a Montecitorio, Roberto Cota. Già questa mattina: è convocato, infatti, il Consiglio dei Ministri, ed il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avallerà questa soluzione. Che la scelta sia stata già fatta lo conferma un particolare: ieri, proprio su richiesta della maggioranza, è slittato (forse addirittura a giovedì) l’inizio delle votazioni in aula, quasi a voler dar tempo al premier di avallare la richiesta di fiducia.
Una decisione che ha scatenato le fortissime proteste dell’opposizione: «Ma come? Hanno strozzato la discussione in Commissione dicendoci che c’era urgenza di approvare il disegno di legge, ed ora, arrivati al voto, dicono di non essere pronti?», accusa Marco Minniti, responsabile del settore sicurezza del Pd. Questo breve rinvio, sempre secondo le opposizioni, potrebbe preludere alla presentazione di un “maxi emendamento” del governo (che cancelli, appunto, la norma sui presidi-spia e reintroduca il divieto di accesso agli appalti pubblici per gli imprenditori che non hanno denunciato tentativo di estorsioni da parte delle cosche) che tagli la discussione in aula, ed i tanto insidiosi voti a scrutinio segreto. In realtà i maxi emendamenti potrebbero essere addirittura tre: uno per ciascun tema che ha suscitato più polemiche (ronde, istituzione del reato di immigrazione clandestina, permanenza nei Centri di identificazione)
«Meglio tardi che mai – ha commentato il segretario del Pd, Dario Franceschini, appena appresa la notizia che il governo ha deciso di cassare la norma che avrebbe imposto ai presidi la denuncia degli alunni privi di permesso di soggiorno – Noi avevamo chiesto da tempo un comportamento simile, molto tempo prima che lo facesse Fini». La decisione è arrivata proprio nel momento in cui Franceschini (e dopo di lui il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa) erano in strada, davanti a Montecitorio, per raccogliere le lamentele del sindacato delle forze di polizia. «A noi – si sono lamentati i sindacalisti – tagliano i fondi per mettere la benzina nelle auto, per le trasferte, per avere commissariati sicuri: ci hanno promesso i fondi che saranno recuperati alle mafie. Ma di quei soldi ci arriveranno, forse, solo il dieci per cento e chissà tra quanti anni. Ai sindaci danno, invece, soldi veri per finanziare le ronde». Accuse che hanno fatto breccia anche tra i centristi: «Il messaggio che arriva è quello della “giustizia fai da te”. Invece di pagare gli straordinari alle forze di polizia, di metterli in condizioni di operare, questo governo risponde con la filosofia delle ronde, dei “medici-spia” o dei presidi. E’ un’abdicazione da parte dello Stato», sono le parole del leader dell’Udc. Pier Ferdinando Casini.
In aula, però, le opposizioni, ieri, si sono presentate in ordine sparso. L’unico voto della giornata è stato quello relativo alle pregiudiziali di incostituzionalità. Sono state bocciate: 263 i voti della maggioranza, 212 delle opposizioni e 6 astensioni. Dai tabulati d’aula, però, è emerso come la metà dei deputati dell’Idv fosse assente al momento del voto, ed erano presenti appena un terzo di quelli dell’Udc. Se anche ci fosse stato il plenum, la maggioranza avrebbe prevalso comunque: ma le assenze hanno fatto nascere sospetti anche fra l’opposizione.
Le acque sono, però, agitate anche nella maggioranza. Due ore di vertice, ieri mattina, non sono state sufficienti a sgomberare le nubi. All’uscita, sembrava esclusa l’ipotesi del voto di fiducia: «Non ne abbiamo proprio parlato», ha sostenuto Cota. Con il passare delle ore, invece, si è capito che le cose stavano in maniera diversa: «Non mi sento di esporre il testo del pacchetto sicurezza ad altre imboscate. Due scivoloni in Parlamento bastano ed avanzano – ha confidato il ministro Maroni ai giornalisti – L’importante è salvare il provvedimento. C’è una accordo pieno nella maggioranza, il testo è scritto e chiuso, ora bisogna capire se si può procedere con le votazioni. In caso contrario sarebbe meglio porre la questione di fiducia. Se ne occuperà il Consiglio dei Ministri». Sulla norma dei “presidi spia”, l’intesa raggiunta all’interno della maggioranza è quella di scrivere, nero su bianco, che non deve essere richiesto il permesso di soggiorno ai bambini che si iscrivano a scuola. «Ci sarà, insomma, una precisazione. I minori presenti sul territorio sono soggetti all’obbligo scolastico. Ma sia chiaro – ha precisato ancora Cota – chi è clandestino deve uscire dal paese. Non ci sarà alcuna sanatoria».
Angelo Bocconetti

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