“Se gli immigrati se ne vanno Genova si scoprirà più povera”

Repubblica 6/5/09
Il caso

MASSIMO CALANDRI
«LA fuga degli immigrati da Genova è un segnale molto preoccupante. E´ un fenomeno al quale dobbiamo prestare grande attenzione. Un campanello d´allarme che non può lasciarci in silenzio». Patrizia Avellani, della segreteria della Camera del Lavoro, responsabile Cgil per le Politiche dell´Immigrazione, ha letto il reportage di Repubblica sul rientro al paese di origine di oltre un migliaio di immigrati, che nel 2009 hanno lasciato il capoluogo ligure. Conferma cifre e circostanze. Spiega che l´aspetto più inquietante è che «se ne vanno anche lavoratori stranieri che vivono a Genova da anni. Che qui hanno comprato case, frequentato scuole, cresciuto i loro figli. Un migliaio di persone in meno, e chissà quante altre nei prossimi mesi: significa la perdita di un fattore di crescita fondamentale. Questa non è solo gente che lavora, è gente che fa la spesa, che paga l´affitto e le tasse, che fa circolare denaro. Che contribuisce al pagamento delle pensioni degli italiani di oggi e del prossimo futuro. Il contributo al Pil degli stranieri è del 9,2%. Secondo le statistiche Inps i lavoratori extracomunitari hanno versato sette miliardi di contributi previdenziali e hanno un´età media di trent´anni, contro i quaranta degli italiani. Non vi basta?». «Un campanello d´allarme che non può lasciarci in silenzio», ripete Patrizia Avellani. «Perché lo sapete bene, come potrebbe andare a finire prima o poi». In qualche modo rievoca un passo del Brecht di E non c´era rimasto nessuno, quando portavano via gli «altri» mentre lui restava in silenzio: «Poi un giorno vennero a prendere me, e non c´era rimasto nessuno a protestare».
Allo sportello della Cgil Immigrati arrivano storie come quelle raccontate dal nostro quotidiano nella edizione di ieri. «Immigrati che perdono il posto di lavoro, soprattutto nelle piccole aziende artigiane i cui titolari all´improvviso fanno i conti con la crisi. Licenziati, devono trovare un´occupazione regolare nel giro di sei mesi. Altrimenti, addio rinnovo del permesso di soggiorno. E allora è comprensibile che qualcuno finisca per arrendersi, piuttosto che cedere alla psicosi della clandestinità». Una sconfitta di tutti. «Chi paga di più e per primo il prezzo della crisi sono le categorie più deboli. Per gli extracomunitari, il cui lavoro è concentrato nelle fasce meno protette, non esistono ammortizzatori sociali. Nemmeno per chi lavora e contribuisce allo sviluppo di questa città da dieci anni». Gli stranieri sono diventati la «linfa vitale» del capoluogo ligure, sostiene Patrizia Avellani. «La crisi economica ma anche il clima xenofobo, alimentato dall´insofferenza di alcuni provvedimenti governativi, contribuisce ad allontanarli: il rischio è quello tornare allo spopolamento di Genova, ad una lenta ed inesorabile agonìa». Alla amministrazione e alle forze economiche locali chiede un impegno maggiore sul piano delle strutture dell´integrazione. «Vorremmo mettere in campo le risorse che vengono dai fondi europei, avviando quei meccanismi che permettano a tutti di restare agganciati al mondo del lavoro. Dobbiamo lottare tutti, anche perché è solo una questione di tempo: un giorno toccherà anche a noi, e non ci sarà nessuno a protestare».

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