Il piano Ionta: entro due anni 46 padiglioni in cortili e giardini
Il manifesto 6/5/09
CARCERI Giustizia penale al capolinea, i detenuti sono 62mila, 19mila in più della capienza. Il governo spera nei privati
Matteo Bartocci
La tolleranza «doppio zero» contro migranti, tossicodipendenti e recidivi dà i suoi frutti malati. Nelle carceri italiane è record di detenuti: 62.057 contro una capienza «tollerabile» di 63.702 (quella regolamentare, ben più bassa, è di 43mila). Sovraffollamento vuol dire che in alcuni istituti si sta anche in 10 in celle da 3. Il magistrato Franco Ionta, commissario alle carceri e capo dell’amministrazione penitenziaria (Dap), ha consegnato al ministro della giustizia Angelino Alfano il suo piano per stipare i detenuti dove è possibile. Obiettivo dichiarato: stabilizzare a più 18mila la capienza dei penitenziari italiani.
Il «piano Ionta» prevede una spesa complessiva di circa 1,5 miliardi di euro e approderà in uno dei prossimi consigli dei ministri. Come anticipato dal manifesto il 2 aprile scorso, la parte del leone la faranno 46 padiglioni da 200 posti ciascuno costruite negli spazi comuni e nelle aree verdi delle carceri esistenti entro i prossimi due anni. Sempre entro il 2011, promette Ionta, saranno completate le nove carceri in costruzione per altri 5mila posti complessivi (Cagliari, Sassari, Rovigo, Forlì, Savona, Reggio Calabria, Tempio Pausania, Oristano e Trento).
Ma non basta. Per arrivare a «quota 18mila» posti in più, il Dap prevede di costruire altri 18 nuovi penitenziari, di cui 3 da non meno di mille posti ciascuno vicino Roma, Milano e Napoli (probabilmente a Nola). I soldi però non ci sono, nonostante il Dap possa usare in via straordinaria circa 130 milioni della cassa delle ammende (fondi che dovrebbero servire invece al reinserimento dei detenuti e non a nuove sbarre). Spetterà ora al ministero delle Infrastrutture reperire le risorse. Servirebbero almeno altri 660 milioni di euro. E visto che lo stato non ha i soldi nemmeno per far accomodare le persone in cella si propaganda il ricorso al «project financing» (la ditta privata mette i soldi ma chiede di rientrare con un canone pagato dal Dap). Una strada inedita per il nostro paese.
Contrariamente alle dichiarazioni fatte dal governo negli ultimi mesi, il piano Ionta non prende in considerazione né l’ipotesi braccialetto elettronico né, almeno per ora, l’annunciata ridefinizione delle carceri in ‘pesanti’ e ‘leggere’ a seconda della pericolosità dei detenuti. E ancora inevasa è l’espansione dell’organico della polizia penitenziaria, stabile a 42mila unità.
«Di fronte a numeri mai visti dall’amnistia di Togliatti ad oggi – dice il presidente di Antigone Patrizio Gonnella – non è possibile chiudere gli occhi sugli esiti delle politiche penali adottate in Italia». La criminalizzazione penale collegata all’aumento dell’immigrazione è evidente: oggi circa il 38% dei detenuti sono extracomunitari (circa 23mila persone). Nel 1991 erano solo 5.315 (il 15,1%).
Intanto il 1 maggio si è suicidato un detenuto nel carcere di Poggioreale (7.425 presenze per 5.348 posti). E’ il sesto suicidio nelle galere campane nel 2009 (quanti tutto l’anno scorso).

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