Gli ex di An: “Con Fini abbiamo bloccato la Lega” Ma il Carroccio rilancia sulla delazione dei medici

Repubblica 6/5/09

La Russa: “È stato un compromesso”. I lumbard: “L´importante è mettere al sicuro il disegno di legge sulla sicurezza”

GIOVANNA CASADIO
ROMA – «Fini e noi diamo lo stop agli eccessi in cui cade la Lega». Questa volta il semaforo rosso da parte del presidente della Camera, Gianfranco Fini – peraltro interprete dei dubbi del Quirinale – e degli “ex An” è scattato sui presidi-spia. Ignazio La Russa esce dal vertice di maggioranza e annuncia la retromarcia leghista – «I presidi non potranno fare la spia perché per iscriversi a scuola non si dovrà mostrare alcun permesso di soggiorno» – ma anche lui, come il ministro Maroni, preferisce definirlo «un compromesso». Dice: «Non fatemi parlare di vittoria, si è visto subito che con Roberto Maroni sfondavamo una porta aperta. Del resto, i leghisti talvolta incorrono in eccessi però noi gli dimostriamo che può esserci fermezza senza esagerazioni. I capigruppo del Carroccio, Roberto Cota e Federico Bricolo se n´erano già fatti una ragione prima di entrare in riunione…». Mica tanto. Che per Bossi e la Lega, Fini sia ormai come fumo negli occhi, non è neppure più una notizia. Il presidente della Camera ha condannato le impronte digitali per i bimbi rom. Ha dato l´alt alle ronde. Si è spinto fino a criticare la legge sull´immigrazione che porta la firma sua e di Bossi – la Fini-Bossi, appunto – nella parte in cui rende difficile il rinnovo del permesso di soggiorno per chi perde momentaneamente il lavoro. Ha rilanciato sul voto amministrativo agli stranieri regolari: «Se rispettano i doveri, dobbiamo pure riconoscere i loro diritti», affermò alla festa del Pd a Firenze. Ha lodato l´iniziativa dei 101 parlamentari del Pdl che denunciavano la norma sui medici-spia. Ecco, sui medici che nel pronto soccorso dovrebbero denunciare i clandestini che hanno bisogno di cure, ieri il Carroccio rilancia. È già pronta una proposta di legge che reintroduce la norma. «Il principio», lo chiama Carolina Lussana, membro della commissione giustizia e di quella antimafia. Comincerà presto il suo iter in commissione Affari sociali a Montecitorio, garantisce.
La Lussana è una “pasionaria” lumbàrd. Sostiene: «Quella dei presidi-spia in definitiva era una banalità. Quanto ci interessava nel disegno di legge sulla sicurezza l´abbiamo portato a casa». Elenca: «Il permesso di soggiorno a punti; il reato di immigrazione clandestina, anche se prevede una contravvenzione; la tassa di 200 euro per la cittadinanza; l´allungamento, da sessanta giorni a sei mesi, della permanenza nei centri di identificazione; le ronde; il freno ai matrimoni di comodo che si potranno celebrare solo se lo/la straniera ha un permesso regolare o al minimo, il visto turistico». E così via.
Per il Carroccio la vera ragione di soddisfazione è comunque avere ottenuto la fiducia sul provvedimento, quindi una blindatura del testo che sarebbe altrimenti a rischio franchi tiratori. «L´importante è mettere al sicuro il disegno di legge sulla sicurezza», scherza il ministro dell´Interno e leader leghista, Maroni post-vertice di coalizione. Fini al momento dell´annuncio della fiducia oggi non presiederà l´aula. È all´Aquila. Non avrà modo di sbottare, come ha già fatto, sullo smodato ricorso alla fiducia in quest´anno di governo Berlusconi e nonostante una maggioranza schiacciante. Il gelo tra Fini e la Lega lo ammettono da entrambe le parti. Giovedì scorso, prima della lettera formale sull´incostituzionalità dei presidi-spia, Fini e Maroni si erano incontrati per smorzare la tensione.

I commenti sono chiusi.