Piazza San Giovanni negata agli omosessuali: «Alemanno intervenga»

Il manifesto 5/5/09

GAYPRIDE Negato lo spazio antistante la Basilica per ben due volte: ci sono manifestazioni religiose. Il Mario Mieli: «È discriminazione»

Cinzia Gubbini
ROMA
La Parata dell’orgoglio gay non s’ha da fare a piazza San Giovanni. Sembra essere questa la morale che emerge a poche settimane dalla tradizionale manifestazione omosessuale: ancora non c’è una data, ancora non c’è un percorso. Tutti gli incontri fin qui svolti tra gli organizzatori del RomaPride 2009 da una parte – il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli – e le istituzioni dall’altra – Comune e questura – hanno portato a un nulla di fatto. Il motivo del contendere è proprio la piazza di fronte alla basilica di Roma. La prima data proposta dal Circolo era il 13 giugno. Niente da fare: quel giorno c’è una processione rionale in onore di Sant’Antonio. Allora, gli organizzatori – che agiscono a nome di coordinamento di 30 sigle omosessuali e transessuali – ha cambiato data, sabato 20 giugno: un nuovo diniego dalla questura «motivato da una serie non precisata di manifestazioni religiose per la preparazione della festa di San Giovanni Battista», scrive il Mario Mieli. Che a questo punto attacca: «La pretestuosità ormai è evidente, la discriminazione pure».
Non è che gli animatori del gaypride abbiano grande scelta. E lo puntualizza la presidente del Mario Mieli, Rossana Praitano: «Nessuna scelta ideologica, piazza San Giovanna è l’unica indicata per le grandi manifestazioni dal nuovo Protocollo del comune di Roma, fortemente voluto dal sindaco Alemanno, al quale ci appelliamo perché trovi una mediazione». Il Protocollo di cui parla Praitano è quello passato alla storia come «ammazza corteo». Si tratta delle disposizioni, adottate da diversi Comuni, per disciplinare le manifestazioni. Il caso del Gaypride pare insegnare che si tratta di un micidiale strumento per decidere chi può mettersi a capo di grandi manifestazioni e chi no senza buttarla sul piano politico ma adducendo motivazioni «tecniche». I percorsi previsti dal Protocollo per le iniziative che richiamano molte persone, infatti, sono due (su sei in totale): uno con approdo a piazza san Giovanni e uno a piazza del Popolo. Quello che arriva a piazza del Popolo, però, passa attraverso strade strette e poco adatte a una parata festosa, che non ha nulla delle manifestazioni canoniche, composta di carri allegorici e che porta in piazza centinaia di persone come il Gaypride (200 mila, dicono gli organizzatori). Per inciso, come spiegano alla Basilica di San Giovanni, il calendario per onorare San Giovanni non è stato ancora deciso «faremo sicuramente qualcosa», dice chi risponde al telefono della Chiesa. Sì, ma cosa? I calendari liturgici sono zeppi si scadenze: «Non siamo andati neanche oltre, proponendo altre date, perché poi ci sarebbero stati i Santi Pietro e Paolo, maggio invece è l’anno mariano. Tutti hanno i loro santi in paradiso. Tranne le persone omosessuali e transessuali», dice Praitano.
L’anno scorso il Gaypride fu dirottato all’ultimo momento a piazza Navona, causa concerto corale organizzato all’interno della Basilica. Anche quella fu una decisione sospetta, visto che gli orari delle due iniziative neanche coincidevano. Nel 2007, invece, il Gaypride finì a piazza San Giovanni, senza creare alcun problema. A favore delle motivazioni degli organizzatori del GayPride si sono schierati l’assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri e Massimo Smeriglio. Mentre si registrano due opposte prese di posizioni da parte del Pd: a favore della conclusione del corte a San Giovanni la deputata del Pd Paola Concia e il candidato alla europee Gianpiero Cioffredi. Contrario il consigliere regionale Simone Gargano. E il Comune? Ad Alemanno si appellano le associazioni omosessuali, tra cui l’Arcigay e Gay Project. Per ora trapela soltanto una «massima disponibilità», ma senza dichiarazioni ufficiali.

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