Débat public, ultimo atto con la sordina al sindaco

Secolo XIX 30/04/09
la carica dei 500 anti-gronda a palazzo ducale
Vincenzi rinuncia all’intervento: «Non c’erano le condizioni per parlare»
SI CONCLUDE quasi come era iniziato: un muro contro muro. Oltre 500 persone hanno partecipato ieri all’ultimo incontro del débat public sulla Gronda, che si è tenuto nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Il sindaco Marta Vincenzi, il cui intervento era previsto per ultimo, ha rinunciato a parlare perché«non c’erano le condizioni per farlo, visto che chi è intervenuto prima di me non ha potuto parlare per via dei fischi». Il primo cittadino ha lasciato l’aula cercando di spiegare le proprie ragioni a un gruppo di manifestanti che l’hanno “circondata” e contestata.
La vera partita si apre adesso. Entro quindici giorni la commissione del dibattito pubblico, presieduta da Luigi Bobbio, presenterà la sua relazione conclusiva a Autostrade, che a sua volta risponderà ai quesiti emersi entro fine maggio. «Entro giugno porteremo il progetto di Autostrade in consiglio comunale», ha aggiunto l’assessore comunale al débat public Andrea Ranieri.
Luigi Bobbio, interrotto solo rare volte da slogan e fischi, ha ripetuto: «Non saremo noi a decidere. Nel rapporto che presenteremo saranno evidenziate tutte le critiche emerse in questi due mesi e anche i pochi punti su cui siamo tutti d’accordo, come ad esempio la priorità del nodo di San Benigno. Esistono alternative possibili alla Gronda, su cui dovranno essere fatti degli approfondimenti, e su cui i tecnici di Autostrade saranno chiamati a pronunciarsi».
Tutti oggi si dicono convinti dell’utilità di questa discussione andata avanti più di due mesi, che a tratti è stata anche molto aspra ed estenuante. Lo dice il sindaco: sua è stata l’idea del dibattito pubblico e su questo, come ha ripetuto più volte, «si è giocata la credibilità». Lo dichiara Autostrade, i cui rappresentanti oggi dicono che questo confronto è stato utile «per capire gli effetti reali di quest’opera sulla popolazione» e cercare di alleviarne l’impatto. Lo sottoscrivono i comitati, che nonostante la forte opposizione, ammettono di «avere avuto modo di esprimere le proprie idee e di avere una maggiore conoscenza dei fenomeni». In tutto questo non bisogna dimenticare che l’ultima decisione spetterà alla Regione.
Il popolo “No Gronda” si è dato appuntamento in Piazza Matteotti alle cinque e dopo mezz’ora di concentramento è entrato a Palazzo Ducale in corteo. Qui sono intervenuti Michele Ruggeri e Roberto Campi, membri dei comitati di San Biagio e di Murta, che hanno ripetuto i contenuti principali della relazione presentata domenica, nell’incontro organizzato insieme ai comitati Anti Tav piemontesi e tosco-emiliani: «Autostrade ha presentato dati “drogati”: il flusso di veicoli si riferisce a periodi di boom come il Slaone Nautico e l’anno in cui Genova era Capitale della Cultura», ha detto Ruggeri .
L’interrogativo per i comitati è capire se il movimento sopravviverà agli incontri pubblici, magari legandosi ad altre proteste nazionali contro le grandi opere, o si sfalderà. «Il vero scontro inizia da oggi», assicura Francesco Di Domenico, del comitato di San Biagio. È indubbio che il malcontento accumulato abbia attratto l’interesse di più forze politiche, come dimostra anche l’intervento del segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, a Genova per seguire lo sciopero dei lavoratori Ferport: «La Gronda è un’opera inutile e dannosa per la salute».

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