«La donna dello scandalo era una detenuta modello»
Secolo XIX 30/04/09
parla il provveditore alle carceri liguri
Sesso e favori in cella: a Pontedecimo via ai provvedimenti disciplinari
NELL’ULTIMO ANNO, secondo i dirigenti del carcere precipitato ora nello scandalo, era stata una detenuta modello, scelta persino come “rappresentante” di altre donne recluse a Pontedecimo. Al punto che a metà febbraio (quando il pentolone dei favori sessuali dietro le sbarre in cambio di trattamenti privilegiati doveva ancora essere scoperchiato) era stata proprio lei a leggere una poesia a nome di tutti, nel corso di un convegno organizzato a Marassi.
Z. E., 28 anni, origini marocchine, è la persona che ha denunciato di essersi concessa a cinque persone – fra agenti e appartenenti all’amministrazione – in cambio di favori e maggiore libertà, prima d’essere trasferita a Monza. Ed è colei che con le sue dichiarazioni ha fatto scattare l’inchiesta della Procura (si ipotizza il reato di concussione sessuale) sull’istituto della Valpocevera, tirando in ballo i vertici del penitenziario e facendo rimbalzare la notizia fino al ministero della Giustizia, a Roma.
DELLA VICENDA ieri mattina ha accettato di parlare il provveditore regionale all’amministrazione penitenziaria Giovanni Salamone, la massima autorità in Liguria. Perché era stato proprio il provveditorato, dopo i primi interrogatori della straniera, a prendere in mano la situazione. E a trasmettere gli atti in tribunale «allo scopo – spiega al Secolo XIX – di accelerare il più possibile i rilievi». Partendo da un presupposto: «Abbiamo massima fiducia nel nostro personale. Non dimentichiamo che si tratta di uomini che lavorano in condizioni ambientali critiche, soprattutto in questa particolare fase nella quale assistiamo a un incremento notevole dei detenuti e a una contestuale diminuzione di chi li dovrebbe sorvegliare». Il principio è semplice: essendo quello in cella un lavoro problematico ed “estremo”, è chiaro che se la polizia è sotto-dimensionata rispetto alla pianta organica non potrà esercitare il controllo «che i cittadini giustamente si aspettano». Ecco quindi il monito: «Purtroppo ci dovremo in qualche modo abituare a un’attenuazione della vigilanza, dettata semplicemente dalla carenza di uomini e mezzi». I disagi non riguardano solo Pontedecimo (150 reclusi, dei quali 84 donne) ma anche Marassi: «Il sovraffollamento, piaga endemica del nostro sistema, in alcune circostanze ha raggiunto livelli insostenibili per i detenuti stessi. E ci sono centri, nella nostra regione, dove hanno dovuto dormire per terra».
Il discorso torna ancora sull’ultimo caso: «Da una parte sarebbe opportuno se in quel penitenziario, particolare per l’elevata presenza di detenute, ci fosse più personale femminile. Abbiamo soltanto trenta agenti, dalla capitale ci hanno assicurato immediati rinforzi». Conferma di avere avviato l’inchiesta disciplinare (e interna) prima che la magistratura aprisse il suo fascicolo: «È chiaro – insiste Salamone – che la Procura ha strumenti d’indagine dei quali noi non potremmo disporre. E per questo sarà lasciata la precedenza all’aspetto penale. Possiamo comunque reagire con la dovuta energia, compreso il caso in cui i fatti accertati risulteranno poco edificanti. Senza dimenticare che ogni accusa dev’essere dimostrata».
È LO SPUNTO che consente di affrontare uno dei nodi cruciali: «È evidente che la testimonianza della detenuta non va screditata e non intendiamo farlo. D’altronde, il fatto che la stessa polizia penitenziaria abbia trattato in profondità e con attenzione una situazione così spinosa, dimostra quanto intendiamo essere trasparenti. Solo ci sono alcuni passaggi di quelle presunte “rivelazioni” che risultano difficilmente credibili e non possiamo non tenerne conto». Cosa succederà, nelle prossime settimane? «Siamo intenzionati a rimuovere, eventualmente, le mele marce. Ma prima di definirle tali occorre attendere lo sviluppo dell’inchiesta. Chi lavora in carcere svolge una mansione difficile, ma ciò ovviamente non giustifica alcun tipo di deragliamento dai propri compiti».

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