Clandestini, arrivano i presidi-spia denuncia per le iscrizioni a scuola

Repubblica 29/04/09
Intercettazioni, le aziende decidono il blocco: non ci pagano

Maroni: “Sul ddl sicurezza o c´è l´accordo nella maggioranza o chiedo la fiducia. L´ho già chiesto a Berlusconi e lui è d´accordo”
LIANA MILELLA
ROMA – Se ne vanno i medici-spia, ma arrivano i presidi-spia, quelli che, in quanto incaricati di pubblico servizio, saranno costretti a denunciare il clandestino che cerca di iscrivere il figlio a scuola. Senza permesso di soggiorno l´immigrato non potrà più fare nulla, né dichiarare all´anagrafe una nascita, né mandare a scuola i figli avuti fuori dall´Italia (visto che i nati qui non esisteranno neppure), né presentarsi negli uffici di stato civile, né accedere ai pubblici servizi (ospedali esclusi). Tutto quello che pure una legge severa come la Bossi-Fini consentiva agli stranieri irregolari viene cancellato dal ddl sulla sicurezza che domani andrà in aula alla Camera. Con il suo carico di ronde e di Cie a sei mesi. Tra lo scandalo delle associazioni cattoliche (Migrantes, Sant´Egidio, Acli) e le denunce dell´opposizione. Scatenata l´Idv che, con Antonio Borghesi, lancia l´allarme sul rischio dei presidi-spia («Non potranno far altro che sporgere denuncia di fronte a un reato perseguibile d´ufficio»). Allarme nel Pd dove Donatella Ferranti denuncia «un testo disumano con norme inaccettabili per i diritti delle persone». D´ora in avanti «con il nuovo reato, ogni incaricato di pubblico servizio, presidi, infermieri, dipendenti comunali, avranno l´obbligo di denunciare gli irregolari». Oggi, a Montecitorio, manifestano sindacati, associazioni cattoliche, Antigone, Sinistra e libertà.
Ma il ministro dell´Interno Roberto Maroni pone un secco alto là: «O c´è un accordo pieno nella maggioranza o vado in aula con la certezza della fiducia. L´ho chiesto formalmente a Berlusconi che si è detto d´accordo». Memore delle due bocciature della permanenza lunga nei Cie al Senato e alla Camera, mette le mani avanti: «Voglio evitare il rischio del “non c´è due senza tre”». I suoi timori sono giustificati perché nel Pdl cova insofferenza. Alessandra Mussolini ha presentato in commissione venti modifiche (via il nuovo reato, via i medici-spia, via l´obbligo di presentare il premesso per tutto), ma è stata punita dal “servizio d´ordine” del Pdl: non fa parte delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, nessuno le ha ceduto il posto per consentirle di votare gli emendamenti. Firmati però da una dozzina di colleghi. Ecco la necessità di ricorrere alla fiducia.
Se Maroni punta i piedi, il Guardasigilli Angelino Alfano incappa in una giornata nera per sedi disagiate e intercettazioni. Per la seconda volta la soluzione per obbligare il Csm a trasferire d´ufficio giudici e pm è stoppata in commissione e il sottosegretario Giacomo Caliendo la ritira («Se c´è la fiducia la riproporremo»). Va peggio per gli ascolti. Le aziende che li rendono possibili (120 in Italia, 2.500 occupati, 200 già licenziati), gravate da 450 milioni di euro non riscossi dal 2003, bloccano da ieri il servizio. Stop alle nuove installazioni, e tra una settimana, se non arrivano i soldi, fermo anche per quelle in corso. Inchieste di mafia e terrorismo a rischio. Alfano le convoca per oggi in via Arenula e preannuncia di aver trovato i fondi. Loro ribadiscono: «Se non c´è un piano globale di rientro rapido noi ci fermiamo». Giovedì scorso avevano inviato una lettera a Napolitano, Mancino, Fini e Schifani. «Per noi è una situazione di non ritorno, ormai il peso dei crediti è superiore al fatturato. Il senso dello Stato ci ha fatto lavorare fino a oggi, ma ormai non ce la facciamo più». L´Anm è solidale, le opposizioni attaccano: «La destra fa così perché vuole bloccare gli ascolti».

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