«Così ho fatto sesso per uscire dal carcere»

Secolo XIX 29/04/2009
la procura indaga per concussione
Tre interrogatori-choc dietro l’inchiesta su PontedecimoLa detenuta al centro dello scandalo già trasferita a Monza
Un caso analogo a quello su cui
si indaga ora capitò in un carcere ligure e portò all’arresto dell’ex direttore dell’istituto. Le accuse nei suoi confronti caddero fino al proscioglimento (per questo non diamo riferimenti più precisi).
29/04/2009
«È VERO, ho fatto sesso con persone che lavorano nel carcere in cambio di favori». Sono stati tre gli interrogatori-choc, tre i colloqui nei quali Z. E, 28 anni, origini marocchine, ha alzato il sipario sul presunto scandalo che sta facendo tremare l’istituto di Pontedecimo. Per ora si tratta di accuse corroborate in parte dal sequestro di un cellulare e dalle dichiarazioni di un altro detenuto, sulla cui (completa) attendibilità si gioca buona parte dell’inchiesta. Ma non c’è dubbio che siano state prese molto seriamente dalla Procura, al punto che due magistrati lavorano sul fascicolo per concussione aperto in questi giorni. Senza dimenticare che, una volta trasferita a Monza «a tutela della propria incolumità», la donna avrebbe rincarato la dose, tirando in ballo più persone.
Ciò che ha lasciato senza parole gli agenti (sono stati gli stessi poliziotti della Penitenziaria a condurre i primi rilievi sui colleghi) è il crescendo delle dichiarazioni di Z. E. Perché nel corso del primo colloquio, davanti all’incalzare dell’ispettore che le chiedeva conto di alcune chiamate sospette dal suo telefonino a quello di un poliziotto, la donna ha fornito sì conferme, ma tutto sommato soft. A distanza di qualche ora la sorpresa. Mentre si faceva concreta l’ipotesi del trasferimento in un’altra regione (che si è puntualmente materializzato) Z. E. ha deciso di alzare il tiro: «Sono stati diversi, gli uomini dai quali ho ricevuto inizialmente pesanti avance, che poi si sono concretizzate in ben altro. In cambio sapevo di poter contare su un trattamento di favore». Il racconto della straniera è in realtà molto più articolato, ma questo è il punto chiave su cui si giocherà nelle prossime settimane il lavoro della Procura. Z. E. è stata «indotta», come sembra, a comportarsi in quel modo? Se l’inchiesta dirà di sì, ecco che potrebbero scattare avvisi di garanzia a raffica. Non solo. Oltre ai due lunghi colloqui avvenuti all’interno del penitenziario genovese (e tenuti sotto un rigorosissimo silenzio) ce n’è un terzo che potrebbe scompaginare parecchio le carte. Dopo il viaggio da Genova a Monza, Z. E. avrebbe chiesto d’essere ascoltata anche nel nuovo istituto. E il tenore dell’ultima testimonianza ricalcherebbe di fatto quel che già era stato registrato a Genova.
«La situazione – si conferma in ambienti investigativi – è estremamente delicata. Ci sono indizi gravi e l’apertura dell’inchiesta ne è una conferma, ma non v’è dubbio che l’indagine attraverserà nelle prossime ore due passaggi obbligati. Da una parte la testimonianza di chi a Pontedecimo lavora ma non è coinvolto in questa storia; dall’altra la valutazione a tutto tondo dei trascorsi di Z. E. È infatti prevedibile che gli operatori del carcere chiamati in causa cercheranno di screditarla». Z. E. sconta una condanna a tre anni perché fu protagonista d’un drammatico fatto di cronaca a dicembre 2007 nel Ponente ligure. Insieme al convivente marocchino si presentò all’ospedale con in braccio una bambina, figlia che l’uomo aveva avuto da una precedente relazione. Prima sostennero che la piccola era caduta nella vasca da bagno, poi dalla bicicletta, nel giardino di casa. E in effetti i traumi parevano compatibili con la dinamica di entrambi gli episodi. Ma quando i medici riscontrarono sospette bruciature sulle gambe e la tumefazione alla schiena provocata «senza ombra di dubbio» da un calcio, il caso fu subito segnalato alla polizia. Z. E. si assunse la responsabilità dell’aggressione e fu condannata in primo grado. Poi, nel corso dell’Appello, rovesciò completamente gli addebiti sul convivente, ma la pena risultò confermata. «Bisogna stare attenti – ribadiscono ancora gli inquirenti – a non confondere i due piani. Perché se da una parte la donna è sempre stata piuttosto instabile, dall’altra non c’è dubbio che si tratta di una persona molto attraente, che ha sempre calamitato attenzioni particolari dietro le sbarre». Soprattutto, ci sono il suo trasferimento, quel telefonino e la testimonianza di un altro detenuto. E Pontedecimo si sta trasformando in una polveriera.

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