USA: giudizio contro la Shell per violazione dei diritti umani in Nigeria

Sabato 25 Aprile 2009 07:02 A Sud
La giustizia statunitense da il via ad un processo penale contro la multinazionale petrolifera Shell, per violazione dei diritti umani in Nigeria. – Secondo gli analisti, la valanga di denunce presentata, di recente, alla giustizia statunitense contro imprese accusate di complicità nella violazione dei diritti umani suona come un avvertimento alle grandi compagnie che operano nei paesi dove si commettono abusi. Le vittime del regime di apartheid in Sudafrica sono state appena autorizzate a presentare denunce negli Stati Uniti contro varie multinazionali come la General Motors o l’IBM. Una giudice federale di New York ha dato il via, pochi giorni fa, a queste denunce di forma collettiva, in virtù della legislazione statunitense che autorizza querelanti stranieri a presentare una denuncia ad un tribunale nord-americano in caso di violazione dei diritti umani.

A maggio sarà il turno del gigante petrolifero anglo-olandese Royal Dutch/Shell che deve comparire per difendersi da accuse di complicità in azioni violente contro il popolo Ogoni in Nigeria, tra queste l’esecuzione nel 1995 del celebre militante ecologista e scrittore Ken Saro-Wiwa. Ci sono già state denunce presentate alla giustizia, in particolare da iracheni contro subappaltatori statunitensi come la contestata compagnia di sicurezza Blackwater, accusata di complicità in atti violenti.

In tutti questi casi, i denuncianti si basano sull’ “Alien Tort Claims Act” (‘Legge di rivendicazione per i delitti all’estero’) che esige dalle imprese, con un’importante presenza negli Stati Uniti, di rispettare la legislazione nordamericana in qualsiasi parte del mondo. Poco utilizzata fino ad ora, questa legge è riemersa negli ultimi tempi. “C’è stata un’evoluzione”, ha spiegato Jennie Green del Centro per i Diritti Costituzionali. Il ricorso a questa legge “cambia il panorama (giudiziario), ampliando la lista di restrizioni legali alle quali le imprese devono attenersi”.

In una decisione giudiziaria di alcune settimane fa, la giudice federale di New York, Shira Scheindlin, ha autorizzato le vittime dell’apartheid a denunciare i costruttori di automobili tedeschi, Daimler, e quelli nordamericani, General Motors e Ford, per “appoggio ed incitamento ad atti di tortura (…) esecuzioni arbitrarie ed apartheid”.

Il gruppo tedesco per la difesa Rheinmetall può essere oggetto di una denuncia per “sostegno ed incitamento di esecuzioni arbitrarie e apartheid”. Un processo dovrebbe aver luogo nel 2011, a meno che non intervenga un accordo amichevole. Uno degli avvocati dei denuncianti, Michael Hausfield, si è congratulato per quello che ha definito come “un importante avanzamento del diritto internazionale”. “È una decisione che pone una pietra miliare profondamente importante nel campo della responsabilità delle imprese e le violazioni dei diritti umani”, ha dichiarato Hausfield all’AFP.

Per Peter Rosenblum, professore di diritto alla Columbia University, la legge “alien Tort” è troppo strettamente definita perché le imprese si vedano sommerse di denunce. “I casi che si possono prendere in considerazione sono molto pochi. Devono essere violazioni flagranti” dei diritti umani, ha detto Rosenblum. Tuttavia, ha chiarito che “accadono mote cose nel mondo imprenditoriale per quanto riguarda i diritti umani, c’è una grande attenzione concentrata su questo (…) Non esiste niente di tanto efficace di un processo per richiamare l’attenzione”.

Intanto, sarà la volta del colosso Shell, sul banco degli imputati per le violazioni commesse contro la popolazionine sul Delta del fiume Niger.

Per saperne di più sul conflitto in Nigeria consulta la scheda di conflitto del CDCA: http://www.cdca.it/spip.php?article158

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