Provincia, Asl e Comuni firmano un protocollo per integrare i disabili nel mondo del lavoro

Secolo XIX 28/04/2009
l’iniziativa
L’obiettivo è migliorare l’autostima delle persone malate, che avranno una piccola retribuzione.
Il piano riguarda 450 casi
UN AIUTO concreto agli invalidi e alle loro famiglie: Provincia, Asl 3 e trentanove Comuni hanno sottoscritto un protocollo di intesa per l’integrazione lavorativa delle persone disabili che risiedono fuori dal Comune di Genova. «I progetti individuali riguardano i disabili gravi e hanno come finalità il massimo di integrazione possibile con la permanenza stabile in posti di lavoro reale, anche se senza l’obiettivo di essere assunti», spiega Angelo Giulio Torti, assessore provinciale alle politiche sociali.
Aggiunge Rita Falaschi, responsabile del Centro Pari Opportunità della Provincia: «Non c’è un contratto di lavoro, ma comunque una piccola retribuzione per consentire a chi ha disabilità di impiegare il proprio tempo». La questione riguarda circa 450 persone, e le rispettive famiglie.
Osserva Renata Canini, direttore generale della Asl 3: «Inserendo persone in un contesto lavorativo, con un mini-salario, si consente il miglioramento dell’autostima e la realizzazione. Nei casi meno gravi si potrà anche imparare un mestiere. È importante anche il messaggio per le famiglie, le quali sanno che il proprio congiunto è in un ambiente protetto».
C’è un problema: il costo dei trasporti per accompagnare i disabili sul lavoro e poi riportarli a casa; nei piccoli Comuni, con distanze considerevoli tra un posto e l’altro, è spesso più alto della stessa retribuzione che si dà al disabile. «Ne siamo consapevoli – assicura Torti – A Genova abbiamo fatto una convenzione con Amt; negli altri Comuni occorrerà un accordo con Atp. Ma la questione non è né di mancanza di volontà né economica: mancano gli autisti, e occorrerà trovare una soluzione».

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