Ingrao: “Deve essere rispettato il significato profondo del 25 Aprile: una cosa concreta, fatta di sangue, di carne, degli ideali di milioni di persone”

La parte sbagliata – Ingrao: “Deve essere rispettato il significato profondo del 25 Aprile: una cosa concreta, fatta di sangue, di carne, degli ideali di milioni di persone”
Repubblica 26.4.09 – Intervista a Pietro Ingrao di Goffredo De Marchis

“Fu una lotta per la liberazione Berlusconi non giochi con le parole”
È scritto a chiare lettere che è stata anche una festa di libertà. Se lo riconosce solo adesso arriva in ritardo
Sono per il rispetto di tutti i morti solo se unito con il rispetto della verità dei fatti. E non mi piacciono i silenzi

ROMA – «Lasciamo perdere i giochi di parole. Anche perché non si capiscono. Lo sappiamo da tempo che il 25 aprile è una festa di liberazione e di libertà, sta scritto in tutti i libri di storia. Perciò fare una distinzione tra i due termini o non significa niente o significa voler toccare, modificare, offuscare qualcosa che è già acquisito storicamente». Non dice certo «grazie», Pietro Ingrao, per la prima volta di Berlusconi in piazza il 25 aprile. Anzi, vorrebbe saperne di più, sembra invitarlo a pronunciare parole più chiare su chi era il nemico da battere in quegli anni, su chi ha vinto e chi ha perso.
Lei vede un´ambiguità nella posizione di Silvio Berlusconi?
«Preferisco ragionare sull´evento. Il 25 aprile ricorda un modo concreto e quanto mai reale di difendere la libertà. C´è stata una guerra contro i nazifascisti che è stata guerra di liberazione perchè ha significato materialmente cacciare un invasore terribile dal nostro Paese. E c´è stata una guerra di libertà per i popoli, per i loro diritti elementari non solo in Italia ma in tutto il mondo. È stata una lotta mondiale contro un attacco feroce, un conflitto inaudito, contro chi ha partorito i campi di sterminio a diritti di libertà elementari. E ha portato alla sconfitta di un soggetto politico, il nazifascismo che s´impersonava in una figura come Hitler».
Berlusconi però ha riconosciuto il valore della Resistenza.
«Se il premier riconosce il senso del 25 aprile io non posso che dire: bene. Ma non mi convince la distinzione tra liberazione e libertà. Tutto quello che cancella la concretezza, con nome e cognome, di questo evento non lo capisco. Piuttosto bisognerebbe dire chiaramente se si è d´accordo nel celebrare questa festa come la vittoria contro il nemico nazista e fascista, se si condivide l´esaltazione per i valori che portarono milioni di italiani, anche loro con nome e cognome, a combattere per la libertà. Il resto o sono frasi gettate al vento oppure significano niente».
Allora dobbiamo considerare il gesto di Berlusconi, questa sua prima volta, un evento importante o una trovata strumentale?
«A me fa piacere che abbia partecipato ai festeggiamenti. Ma per quanto mi riguarda non c´è da dirgli nessun grazie. Non ha scoperto niente, è una data riconosciuta su tutti i libri di storia che raccontano la vicenda italiana, di qualsiasi colore politico essi siano. Lui dice che sono maturi i tempi per far diventare la Liberazione festa di libertà. Ma non c´è davvero nessun tempo da maturare. È scritto a chiare lettere dappertutto che è stata anche una festa di libertà e non solo in Italia. Se lo riconosce solo adesso arriva in ritardo. Oppure vuol dire qualche altra cosa. Allora è bene che lo faccia apertis verbis».
Ha qualche sospetto?
«Non voglio fare il processo alle intenzioni e non avanzo sospetti, me ne guardo bene. Io dico che sul 25 aprile va messa in luce la concretezza, fatta di carne, sangue e ideali, dell´evento che noi celebriamo. Non sono solo chiacchiere, si parla dello stare in campo di milioni di persone. E di fatti da cui è scaturita anche la Costituzione italiana».
È innegabile tuttavia che Berlusconi abbia fatto un passo avanti. È stato dunque un boomerang l´invito rivolto da Franceschini al premier per festeggiare questo anniversario?
«Franceschini evidentemente è gentile d´animo. Da una parte capisco benissimo il suo appello, dall´altra penso che non dobbiamo chiedere regali a nessuno. Parla la storia, la storia scritta in molti volumi in tutto il modo. Abbiamo cacciato dei cani ringhiosi dal nostro Paese e così hanno fatto altri popoli. E per sapere chi erano i nazifascisti basta accendere la televisione. Anche l´altra sera protagonisti diretti e sofferenti spiegavano bene, e amarissimamente, cosa è stato quel mondo e quel periodo storico. Ho ascoltato racconti strazianti. Ed è sufficiente citare due nomi: Auschwitz e Dachau».
Lei ricorda con rispetto tutti i caduti, anche quelli che erano dalla parte sbagliata?
«Offendere i morti non lo farei mai, ma che fascisti e nazisti siano stati nemici terribili dei più elementari diritti di libertà questo è storia».
Non condivide dunque gli appelli alla pacificazione italiana?
«Sono per il rispetto di tutti i morti solo se strettamente unito con il rispetto della verità dei fatti. E non mi piacciono i silenzi».

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