Il centro storico dietro i cancelli

Repubblica 28/04/09
Nasce un movimento per riaprire i vicoli “privatizzati” per ragioni di ordine pubblico

Le prime inferriate risalgono agli anni Ottanta, con l´esplosione dei tossicodipendenti
“Se ogni palazzo pretenderà la sua blindatura il centro storico sarà impraticabile”
MARCO PREVE
Contro i vicoli “in gabbia” e contro l´ennesima forma di privatizzazione degli spazi pubblici. Nella città vecchia è nato un movimento anti cancelli. Non per aprirli, ma proprio per eliminarli. I cancelli che bloccano l´ingresso a molti vicoli, che sigillano antichi archi, che impediscono la comunicazione tra caruggi e piazzette, che hanno creato cortili “artificiali” spesso trasformati a loro volta in parcheggi abusivi.
L´associazione “Un osservatorio del centro storico” ne ha censiti una quarantina (in tutto, come spiega in questa stessa pagina l´assessore Scidone, sarebbero cinquanta) creando una documentazione fotografica che è a disposizione di tutti sul sito www.caricamento.wordpress.com. E il 9 di maggio, con appuntamento alle 11 in piazza Banchi, è in programma un “Tour dei cancelli”.
Le prime inferriate risalgono all fine degli anni ´80 con l´esplosione del fenomeno dei tossicodipendenti. Nel tempo il numero di eroinomani che si bucano nei caruggi è drasticamente diminuito, ma contro le ultime, ridimensionate ma pur sempre invadenti presenze di tossicomani (come testimoniano gli esposti inviati anche al prefetto Annamaria Cancellieri), e le varie forme di degrado, per molti residenti la protezione di ferro resta la migliore delle soluzioni.
Alla fine del 2008 l´associazione ha segnalato la collocazione delle ultime due barriere: Vico di San Raffaele da San Luca a Sottoripa; Archivolto nostra signora della Guardia da San Siro a Vico Fasciole; vico Mallone (da piazza Cernaia); vico Pace (da via Prè). «Alcuni di questi cancelli – spiegano dall´Osservatorio – sono sprovvisti di citofoni e apriporta con conseguente grave rischio per la salute e l´incolumità degli abitanti in caso di necessità di intervento medico di urgenza o di incendio».
«La chiusura ermetica non può essere l´unica soluzione – aggiungono – anche perché il problema così non si elimina, soltanto si sposta e si aggrava. L´amministrazione non può abdicare al suo ruolo privatizzando gli spazi pubblici. Di questo passo si rischia che ogni palazzo pretenda la sua blindatura e alla fine il centro storico sarà un´unica zona rossa impraticabile a meno di non avere decine di chiavi per aprire gli sbarramenti». Già oggi queste barricate autorizzate rappresentano un´amputazione alla libertà di movimento nei vicoli, che è poi il Dna, l´intima essenza del centro storico “più grande di Europa”, come sta scritto su tutti gli opuscoli turistici.
Eppure c´è chi preferisce blindarsi. Sopra via Balbi, nella zona di salita santa Brigida, non siamo ancora al filo spinato e ai vigilantes con mitra stile Rio De Janeiro o Johannesburg, ma il numero di cancelli e di chiavi fa assomigliare gli abitanti a quegli addetti ai caveaux bancari costretti ad aprire un numero infinito di serrature durante la loro giornata.
E poi ci sono zone per le quali, in una città sempre più proiettata verso una dimensione turistica, i cancelli rappresentano una vera e propria contraddizione. È il caso di quello, autorizzato nel 2002, che chiude, da via Ravasco, il passo delle Murette, impedendo di fatto la percorribilità delle Mura del Barbarossa proprio nel momento in cui autorizza l´associazione Porta Soprana a chiuderne l´accesso per salvaguardare un patrimonio storico.
Un´altra situazione evidenziata dall´associazione è quella della privatizzazione del campetto da calcio che si trovava tra l´Expò e via del Molo e che da alcune settimane ospita invece i giochi gonfiabili a pagamento. «Davano fastidio i ragazzini stranieri che giocavano a calcio e li hanno mandati via privatizzando l´area» dicono dall´Osservatorio.
«Molti altri vicoli e giardini del centro sono stati chiusi negli anni scorsi, sollevando polemiche e proteste. Sulla cartina sono vicoli, nella realtà sono zone morte. Chiudere le strade – scrivono sul loro sito Roberto, Dario, Jeanne e gli altri aderenti all´Osservatorio – equivale a violare il diritto civico e costituzionale di transitare e di vivere liberamente nelle strade pubbliche. I vicoli vanno aggiustati, ripuliti e illuminati, non chiusi».

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