L´ultima battaglia di Paride Batini
Repubblica 27/04/09
VITTORIO COLETTI
TROPPI discorsi e commenti sulla morte di Paride Batini hanno evitato di ricordare che il Console è morto con un processo sulle spalle che lo accusa di vari reati. Ha fatto bene a scriverlo Piero Ottone su Repubblica. Batini, il portuale discusso e discutibile, ma di cui mai nessuno ha potuto, neppure per un attimo, mettere in dubbio l´onestà e la generosità, è stato indagato, ormai gravemente malato, dalla magistratura e rinviato a giudizio. Perché? Cos´ha fatto?
Batini non ha rubato un centesimo, non si è arricchito, ha difeso i suoi uomini, le loro famiglie, il loro lavoro, forse commettendo delle irregolarità, occupando capannoni del porto e pretendendo prerogative per la sua Compagnia, ma non ha mai operato per altro bene che non fosse quello di lavoratori da mille euro al mese o poco più, che faticano sui moli e alla luce del sole, non di rado ci lasciano un braccio o la vita, e combattono con la sola arma della forza e della solidarietà sindacale. Avrà sbagliato? Forse. Non è impossibile. Ad esempio, quando ha usato la grinta dei suoi uomini per difendere privilegi corporativi e monopoli che danneggiavano il porto nel suo insieme. Ma i suoi sono stati reati o errori? Paride Batini è morto dopo che da mesi gli inquirenti lo incalzavano e angosciavano per dimostrare alla città che neppure lui è immacolato di fronte alla pura legge. Il grande Paride ha morso il freno della rabbia e dell´indignazione, ma ha rispettato i suoi accusatori, diversamente da tanti potenti inquisiti che li ricusano e insolentiscono. Purtroppo non ha avuto il modo di provare loro che si sono sbagliati.
I nostri sono tempi bui, in cui la magistratura, condizionata dalla corruzione dilagante, finisce per vederne ovunque, anche dove forse non ce n´è, come quegli psicologi che, abituati ai reati a sfondo sessuale, sospettano violenze carnali dietro qualsiasi bambino ricoverato per mal di pancia, come aveva scritto Natalia Ginzburg.
Pensare che Paride Batini, uomo rude e vero, che fino all´ultimo ha faticato a mettere insieme il pranzo con la cena, sia finito sulla panca degli imputati come un pubblico corruttore o malversatore, fa effetto e solleva molti interrogativi. Lo hanno sospettato di aver male usato della cosa pubblica: per quali ragioni? Per lucro, potere, vantaggi personali? Non se ne è visto ombra! Ma se non lo ha fatto per queste ragioni, qual è stata la sua colpa? Politica? Ma allora che c´entra la legge? Perché la legge è intervenuta a dare il colpo decisivo a un vecchio equilibrio umano e sindacale nel porto e ha messo alle corde, per la gioia di tanti potenti avversari, un uomo e una storia che altrimenti sembravano invincibili? Avrebbe mai accettato Batini la riduzione di privilegi ed esclusive della sua Culmv se non avesse dovuto difendere la Compagnia e se stesso da durissime accuse? Possiamo congedarci da lui senza osservare mestamente che il principio di legalità, come per il Renzo dei “Promessi Sposi”, si è abbattuto contro chi lavora e fatica di schiena dal mattino alla sera? Intendiamoci: forse era giusto così, inevitabile. Non si poteva continuare a permettere che il porto fosse cogestito alla vecchia, ingessata maniera. Ma quante perplessità!
Per di più, coi suoi soliti tempi lunghi, la giustizia non ha fatto in tempo a celebrare il processo a Batini. Il vecchio Paride è stato ferito e mortificato dalla legge, come solo un uomo onesto può esserlo. E a lui la legge non ha dato modo di difendersi davanti a un giudice, cui avrebbe chiesto non solo l´assoluzione, ma anche la restituzione della serenità perduta.
L´onore, però, glielo hanno riconosciuto le migliaia di persone che lo hanno pianto e lo rimpiangeranno.

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