Il Pd chiede il ritiro della legge che equipara partigiani a repubblichini
Il Manifesto 26/04/09
Ritirate quella legge. Non è possibile equiparare partigiani e repubblichini, è un obbrobrio dal punto di vista storico, che diventa una bestialità giuridica nel momento in cui alcuni parlamentari del Pdl pretendono di trasformare questa tesi in una legge che riconosce gli stessi onori e emolumenti di Stato a chi ha combattuto nella Resistenza come agli ex della Repubblica sociale di Salò. Berlusconi su questa proposta di legge non «ci ha ancora messo la testa», ma ci rifletterà, ha fatto sapere ieri nella sua prima «giornata della libertà».
Il leader del Pd, Dario Franceschini, che aveva invitato il cavaliere al 25 aprile di Milano pensando di metterlo in imbarazzo, proprio da Milano, ieri ha voluto lanciargli una stoccata chiedendogli di far «ritirare immediatamente dal gruppo parlamentare della Pdl quel progetto di legge». Per coerenza. Poche ore prima, da Roma, lo aveva anticipato Massimo D’Alema: «Chi ha combattuto per Salò ha combattuto contro il nostro paese. L’Italia aveva rotto l’alleanza con i nazisti e l’Italia legale e democratica era alleata con gli angloamericani. Poi la pietà verso le persone c’è sempre». Insomma, un conto sono i sentimenti, un conto è la legalità. Questo sì, che è antifascismo militante.
E pensare che contro la legge 1360 presentata dai deputati del Pdl, ieri a Roma ha firmato anche Gianni Alemanno, il sindaco più nero della storia della capitale. Almeno in questo la memoria è condivisa, i fascisti sono fascisti, i partigiani sono partigiani.
Il mostro giuridico ha come primo firmatario Lucio Barani, ex socialista del Pdl, un signore che a Montecitorio esibisce il garofano di plastica all’occhiello, e che, come figlio di un mutilato di guerra, socialista e antifascista, dice di non poter essere «tacciato di revisionismo». Eppure non c’è termine più adatto per definire le parole che Barani usa per illustrare la sua proposta: «Bisogna equiparare i partigiani, i mutilati, le vedove di quelli che morirono nella Resistenza con i repubblichini. Anche loro sono stati difensori del tricolore».
La sua legge consta di 9 articoli, è stata depositata a Montecitorio lo scorso giugno e da novembre giace in commissione Difesa. Istituirebbe un «Ordine del tricolore» con a capo il presidente della Repubblica di cui farebbero parte tutti i combattenti tra il 1940 e il 1945, militari, partigiani e repubblichini. L’ordine avrebbe un consiglio composto da un tenente generale, due generali, un ammiraglio, il presidente dell’associazione nazionale combattenti, il presidente dell’associazione dei reduci, quello dell’Anpi e anche il presidente dell’Istituto storico della Repubblica sociale. Le onorificenze verrebbero date con decreto del presidente della repubblica su proposta del ministro della difesa e comporterebbero anche l’assegnazione di un vitalizio. Inoltre a tutti gli invalidi verrebbe aumentata la pensione.
A firmare la legge sono stati 60 deputati della Pdl, la Lega ma anche tre deputati del Pd. D’altronde, insiste Barani, «è necessario aprire un dibattito sereno nel paese, la legge si muove in questa direzione per consegnare alle giovani generazioni una storia condivisa. Fu Luciano Violante uno dei primi a proporre di superare vecchi pregiudizi». E siamo finiti tutti a Onna. G.Sal

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