Emergenza per il Terzo mondo “Novanta milioni di nuovi poveri”

Repubblica 27/04/09
La Banca mondiale: “E´ una catastrofe umana”

Italia, le misure di stimolo allo 0,2% del Pil. Con gli stabilizzatori auto-matici al 3,2

ELENA POLIDORI
WASHINGTON – La crisi economica si sta propagando a macchia d´olio in ogni angolo del pianeta, abbattendosi adesso anche sui paesi in via di sviluppo. Veloce come un uragano, potrebbe spingere alla povertà estrema una valanga di persone, fino a 90 milioni in più quest´anno. «Una catastrofe umana», dice la Banca Mondiale. Il numero di essere umani cronicamente affamati potrebbe salire a oltre 1 miliardo di qui alla fine del 2009.
Mario Draghi, governatore di Bankitalia, spiega che la recessione ha preso questa nuova, drammatica piega negli ultimi sei mesi. E se fino a ottobre interessava solo le nazioni ricche, ora sta dilagando «nelle economie in via di sviluppo e in transizione». Su questa fetta del globo, spesso già gravata fame, malattie, disoccupazione, arretratezza, mortalità infantile, mancanza di istruzione, sta producendo un impatto che lo stesso Draghi non esita a definire «grave».
Le nuove cifre, uscite al termine di una settimana di riunioni del G7, del G20, del Fmi e della Banca mondiale dimostrano che la ventata di cauto ottimismo dispensata in questi giorni dai ministri e dai governi di mezzo mondo non comprende queste aree del Pianeta. La Banca Mondiale lancia l´allarme avvertendo che per povertà estrema si intende chi tira avanti con meno di 1,25 dollari al giorno e ora rischia di non avere più neppure quei pochi denari. Il Fondo si preoccupa di far sapere che queste economie sono «strizzate» da una simultanea recessione capace di mettere in forse tutti i buoni propositi della comunità internazionale impegnata, almeno a livello politico, ad alleviarne le pene. Draghi, dai microfoni del Comitato per lo sviluppo, sintetizza i «meccanismi di trasmissione» con cui la piaga della crisi si è propagata: un cocktail micidiale di eventi concatenati come il crollo delle esportazioni, lo stop dei flutti di capitale, il calo delle rimesse degli immigrati col risultato che negli ultimi sei mesi pare concretizzarsi «una inversione di tendenza».
Per contrastare la crisi i membri del G20 mobiliteranno, in termini di stimoli fiscali, circa 820 miliardi di dollari nel 2009 e 660 miliardi nel 2010. Il Fmi rivede al rialzo le stime: ora sono pari al 2% del Pil dei Venti Grandi. Per il 2010 il peso degli stimoli è ritoccato dall´1,3% all´1,5%. In base a questi dati le misure discrezionali decise dall´Italia risultano pari allo 0,2% del Pil nel 2009 e allo 0,1% nel 2010. La stima non comprende l´impatto degli stabilizzatori automatici pari a un peso del 2,8%. Calcolandolo, l´impatto fiscale delle misure italiane risulta del 3,2%, in linea con quello della Germania (3,2%) e superiore a quello della Francia (2,7).
Il Fmi potrebbe anche emettere bond per ricevere finanziamenti dai grandi paesi emergenti, utili per aiutare i più poveri. E´ la prima volta nella sua storia. Ma i destinatari del provvedimento, ovvero Brasile, Russia, India e Cina, i cosiddetti paesi Bric, intendono prima avere garanzie su un aumento delle loro quote all´interno del Fondo e dunque del loro peso specifico: una riforma è prevista solo nel 2011. A Londra il G20 ha chiesto ai ministri di trovare la maniera per triplicare fino a 750 miliardi le risorse del Fmi. Denari freschi sono finora stati sborsati dal Giappone e dalla Ue per 100 miliardi ciascuno (la quota italiana è di circa 8 miliardi).

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