Il disegno di legge sulla sicurezza peggiora persino la famigerata legge Bossi-Fini

Walter Massa, in rappresentanza della presidenza nazionale Arci, ha consegnato ai presidenti delle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia della Camera un ampio e articolato dossier (leggi) che analizza il Ddl , esprimendo il parere fortemente critico dell’Arci. Nel complesso, infatti, il Ddl è addirittura peggiorativo della legge Bossi-Fini, sulla quale lo stesso presidente della Camera, cofirmatario della legge, ha recentemente affermato la necessità di una revisione di alcune parti in modo da renderla meno persecutoria nei confronti dei migranti. Nel provvedimento in discussione prevale invece un impianto vessatorio e discriminante, frutto dell’ arretramento culturale e politico che caratterizza l’atteggiamento del governo in materia.
Massa si è in particolare soffermato su due aspetti del Ddl: l’introduzione del reato di immigrazione e permanenza illegale e il permesso di soggiorno a punti.
Con l’articolo 21 diventa reato non solo l’ingresso illegale, ma da subito anche la permanenza sul territorio. Per procedere all’espulsione non sarà più necessario il nulla osta del magistrato, ma basterà una semplice comunicazione del questore che informi il magistrato dell’avvenuta espulsione. Si trasforma così in reato quello che l’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sancisce come diritto, e cioè la possibilità di emigrare dal Paese di origine verso un altro Paese. E si sanziona un comportamento rispetto al quale, in base alle legislazione in vigore, non esiste alternativa. In Italia infatti non c’è possibilità di ingresso legale e i periodici decreti flussi sono la modalità ipocrita con cui il governo dà la possibilità di regolarizzarsi a una sempre troppo limitata porzione di stranieri che già vivono e lavorano in Italia da invisibili. E infatti i dati recenti ci collocano, insieme alla Grecia, in coda ai paesi della Ue per numero di cittadinanze e residenze concesse.
Quanto al permesso di soggiorno a punti, Massa ha sottolineato come per la prima volta, con questa procedura, ci si accanisca anche contro gli immigrati regolari, imponendo una sorta di corsa ad ostacoli per ottenere i crediti necessari a non vederselo revocato. Bisogna cioè conseguire determinati obiettivi (come una casa e un reddito adeguati), non per non ripetere l’anno come a scuola, ma per continuare a vivere in Italia.
Siamo quindi di fronte a norme che non solo violano diritti sanciti dalla nostra Costituzione e dalla legislazione internazionale, ma alla cinica persecuzione di chi è più svantaggiato, aumentando quella barriera ormai non più solo simbolica eretta tra cittadini che vivono e lavorano nello stesso paese, ma hanno origini geografiche diverse.
Nei prossimi giorni, insieme ad altre organizzazioni, l’Arci organizzerà iniziative pubbliche per chiedere che il Ddl non venga approvato.

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