Nelle carte ingiallite i processi ai fascisti
Secolo XIX 23/04/09
il documento
Sentenze e fascicoli del 1945-’47 hanno lasciato
il tribunale di Genova
e ora sono consultabili all’Archivio di Stato
Genova. I documenti dei processi celebrati in Liguria contro fascisti, ex fascisti, collaborazionisti dei tedeschi, lasciano il palazzo di giustizia di Genova, dove sono rimasti per sessantadue anni, e approdano all’Archivio di Stato di Genova. Diventeranno così accessibili a tutti. È materia quasi inesplorata, viva e scottante, di un periodo tumultuoso. Sentenze e fascicoli, datati dall’aprile del ’45 alla fine del ’47, nascondono piccole e grandi vicende di uomini e donne schierati su fronti opposti durante la guerra, la Resistenza, i due anni della Repubblica di Salò. Ci sono gli atti del processo a Vito Spiotta, feroce ex federale di Chiavari, responsabile tra l’altro dell’eccidio di Portofino (22 fucilati e gettati in mare), Giuseppe Righi, Enrico Podestà, condannati a morte dalla corte d’assise straordinaria e fucilati al poligono di Quezzi nel gennaio del ’46, quelli del processo contro Giuseppe Nicoletti, altoatesino e a Genova interprete ufficiale e stretto collaboratore di Siegfred Engel, capo delle Ss e dei servizi segreti nazisti, stratega delle torture della Casa dello studente. C’è il processo contro Luciano Luberti, “il boia d’Albenga”. Nomi noti, questi, di protagonisti di fatti gravissimi. Ma ci sono tante altre storie minori di pestaggi, minacce, sevizie, consumate prima della Liberazione, piccole e grandi delazioni durante la guerra e il regime, denunce fatte per convinzione, talvolta per paura. Imputati colpevoli e imputati innocenti. La vita di gente comune in anni molto difficili. I documenti saranno a disposizione di chi vorrà esaminarli e studiarli. Non da subito e non tutti immediatamente. «Il versamento da parte della corte d’appello è di pochissimi giorni fa – spiega Paola Caroli, direttrice dell’Archivio di Stato che nei mesi scorsi l’ha sollecitato – prima dobbiamo “inventariarlo” con esattezza». Ma i tempi per una consultazione il più possibile aperta dovrebbero essere ragionevoli.
Anche perchè le circa cento “unità archivistiche” che racchiudono i documenti di oltre mille processi contro fascisti e collaborazionisti in Liguria, già una ventina d’anni fa sarebbero potuti passare dal palazzo di giustizia all’Archivio di stato. La legge prevede che il versamento di questi e altri documenti giudiziari possa avvenire dopo quarant’anni. Ne sono trascorsi oltre sessanta. Il ritardo sarebbe in parte dovuto al fatto che l’Archivio prima del trasferimento nella su anuova sede in Carignano non aveva spazio disponibile, in parte a una certa inconfessata resistenza degli uffici giudiziari a consegnare materiale considerato particolarmente delicato.
I soli che fino ad oggi hanno potuto consultarlo sono i ricercatori dell’Ilsrec, l’istituto ligure per la storia della Resistenza che da una decina d’anni ha avviato la schedatura completa degli atti delle corti d’assise straordinarie. «È un lavoro storico e archivistico» spiega Paolo Battifora, direttore Ilsrec. «L’abbiamo iniziato in occasione del processo a Siegfrid Engel – aggiunge lo storico Guido Levi – Noi stessi, prima di allora, non ci rendevamo conto di quanto fosse importante». La schedatura Ilsrec è arrivata al 90% del totale. Quando sarà conclusa verrà presentata con pubblicazioni e convegni.
Intanto dalle carte ingiallite appena trasportate all’Archivio di Stato affiorano i contorni di un’attività giudiziaria che durò circa trenta mesi: le corti d’assise straordinarie nacquero con un decreto del governo legittimo del Sud in accordo col Cln del Nord il 22 aprile del ’45 in tutti i capoluoghi di provincia per giudicare i crimini compiuti durante il fascismo e la guerra e i reati di collaborazionismo “col tedesco invasore”. Erano composte da giudici della magistratura ordinaria e da giurie popolari indicate dal Cln. Un altro decreto ne sancì la fine il 31 dicembre del 1947. Tra le due date l’emanazione (nel ’46) dell’ amnistia Togliatti che ne rallentò l’attività e consentì riduzioni di pena ai condannati.
In Liguria le corti straordinarie emisero una decina di sentenze capitali per fucilazione “alla schiena”, ne furono eseguite un numero inferiore, tutte tra la fine del ’45 e il ’46. Nessuno ha ancora contato quante furono in totale le condanne e quante le assoluzioni.
Daniela Altimani
altimani@ilsecoloxix

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