Due milioni e mezzo di italiani vivono in povertà assoluta

Repubblica 23/04/09
Coppia con 2 figli al Nord: sotto 1300 euro di spesa non ce la fa
Il dossier

Rapporto Istat: sono il 4,1% con punte al Sud, nelle famiglie numerose e nei single over65
LUISA GRION
ROMA – Sono poveri davvero, poveri «assoluti». Quasi due milioni e mezzo di persone che non riescono a mettere insieme un reddito tale da garantire una qualità della vita «minima». Un tetto di spese per beni e servizi al di sotto del quale si rischia l´esclusione sociale – se non la sopravvivenza – e che varia a seconda di quanti si è in famiglia, dell´età che si ha e di dove si abita.
Vive, così, secondo l´Istat, il 4,1 per cento degli italiani. Famiglie dove ci si considera poveri non perché non si va più al cinema o in pizzeria il sabato sera, ma perché si mangia male, si vive in un buco, si gira solo in autobus, si va dal medico lo stretto necessario. Uno stile di vita che spazia dalla povertà ancora dignitosa alla nera miseria con il quale fanno i conti 2 milioni 427 mila italiani.
La soglia – precisa l´istituto di statistica che usa per la prima volta una metodologia così complessa – non è fissa: tiene conto del numero di componenti della famiglia e della loro età, del fatto che vivano al Nord piuttosto che al Sud, in una grande città piuttosto che in un paese. Così se per una coppia con tre figli adolescenti che vive in una metropoli del Nord il tetto minimo stabilito dall´Istat è di 1.757 euro al mese, per una famiglia gemella che vive in un paese del Sud il limite scende a 1.278. Il costo della vita – si sa – varia, per cui il pensionato di oltre 75 anni, in un piccolo centro del Meridione bene o male può campare con 433 euro, ma se si trasferisce al Nord non può scendere al di sotto dei 659. A Milano la coppia «classica» (marito-moglie-due figli) non è «povera assoluta» se incassa poco più di 1300 euro al mese, nelle regioni del Sud ne bastano più o meno 900. Per determinare spese e soglie l´Istat questa volta ha tenuto conto dei «minimi vitali» che vanno da una nutrizione almeno sufficiente ad una casa adatta (la superficie accettabile varia in base al numero dei figli, ma chi ne ha due può ritenersi non povero se abita in almeno 60 metri quadri). Il «pacchetto minimo» al di sotto del quale si vive ai margini comprende tivù, frigo e lavatrice, ma non lavastoviglie e il computer. Fatte tali distinzioni va detto che la povertà, in fondo, bacia sempre agli stessi: più facile che colpisca chi ha avuto l´ardire di fare tre o più figli (l´8 per cento di questa tipologia familiare vive sotto la soglia); quasi scontata la maggiore incidenza del Sud e delle isole rispetto al Nord o al Centro (rispettivamente il 5,8 il 3,5 e il 2,9 per cento). Confermata la maggiore rischiosità delle famiglie con madre sola; aumentata (dal 2005 al 2007, il periodo preso in considerazione dall´Istat) la propensione alla povertà dei nuclei in cui il capofamiglia ha fra i 45 e i 54 anni, (l´incidenza è passata dal 2,6 al 3,4 per cento): proprio la fascia d´età in cui, perso un lavoro, non è detto che se ne trovi un altro.

I commenti sono chiusi.