«La Carta non si sacrifica in nome della governabilità»

Secolo XIX 23/04/09
il monito del presidente sui poteri
Napolitano difende la Costituzione. «Modifiche alla legge sul lavoro»
GIULIANO GALLETTA
TORINO. «La Costituzione non è un residuato bellico, come sembra pensare qualcuno, ma uno strumento adatto ad affrontare anche le nuove questioni poste da una società in evoluzione». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ieri a Torino per aprire la Biennale della democrazia, ha tenuto una lezione al Teatro Regio, davanti a una platea piena di giovani che hanno sottolineato con vigorosi applausi i passaggi cruciali di un discorso che è stato culturale ma anche politico. D’altra parte l’attualità lo aveva investito fin dal mattino, quando dopo il suo arrivo, stimolato dai parenti degli operai della Thyssen, era tornato sulla necessità che il governo modificasse l’articolo della nuova legge sugli incidenti sul lavoro che rischiava di vanificare il processo riducendo sensibilmente le pene. Nella suo lectio magistralis, Napolitano si è poi soffermato su uno dei temi più delicati del dibattito in corso, quello della governabilità. Uno dei cavalli di battaglia del premier Berlusconi che sul suo altare sembra disposto a sacrificare qualcosa della Carta. Napolitano ha ammesso che «è del tutto legittimo, politicamente, verificare quali concreti elementi di ulteriore rafforzamento dei poteri del Governo, e di chi lo presiede, possano introdursi sulla base di motivazioni trasparenti e convincenti». Ma per farlo «occorre partire da alcuni dati di fatto, e senza cadere in enfasi polemiche infondate».
Il “dato di fatto” Napolitano li aveva elencati pochi secondi prima. E cioè che nel 1948, quando fu varata la Costituzione, «le esigenze di stabilità e di efficienza decisionale del governo rimasero in secondo piano» rispetto alle prerogative del parlamento. Ma «molte cose sono via via cambiate. Già negli anni Ottanta, con le riforme dei regolamenti parlamentari e sempre di più a partire dagli anni Novanta, con il crescente ricorso alla decretazione d’urgenza e all’istituto del voto di fiducia e da ultimo con il rafforzarsi del vincolo tra Governo e maggioranza parlamentare, così come con il drastico ridursi della frammentazione politica in Parlamento». «Ciò ha indotto», ha aggiunto Napolitano, «uno studioso come Giuliano Amato a giudicare oggi obsoleta la tradizionale constatazione della debolezza del governo nel rapporto con il parlamento».
«Come ha scritto Norberto Bobbio – ha precisato Napolitano – l’insistenza sulla governabilità tende a favorire soluzioni autoritarie». Per il presidente non si deve partire da zero sulla strada di una maggiore efficienza delle istituzioni, anzi è necessario proseguire, ad esempio, nel percorso di superamento del bicameralismo perfetto con la creazione di una Camera della autonomie.
«La Costituzione non è una semplice carta dei valori», ha insistito Napolitano. «Non fu mai intesa come manifesto ideologico o politico di parte, ma nemmeno si limitò a formulare valori nazionali, storico-morali, unificanti. La nostra come ogni altra Costituzione democratica è legge fondamentale, architrave dell’ordinamento giuridico dell’assetto istituzionale e in quanto tale va applicata e rispettata». «Applicata non una volta per tutte ma in un processo inesauribile di adesione a nuove realtà, a nuove sensibilità, a nuove sollecitazioni». Per Napolitano «rispettare la Costituzione è espressione altamente impegnativa, ben al di là di una superficiale e generica attestazione di lealtà. Rispettarla significa riconoscere il ruolo fondamentale del controllo di costituzionalità e dunque l’autorità delle istituzioni di garanzia. Queste non dovrebbero mai formare oggetto di attacchi politici e giudizi sprezzanti. Tutte le istituzioni di controllo e di garanzia non possono essere viste come elementi frenanti del processo decisionale, ma come presidio legittimo di quella dialettica istituzionale che assicura trasparenza, correttezza, tutela dei diritti dei cittadini».
Per il capo dello Stato questo non vuol dire avere una visione statica della nostra Carta, con una sua celebrazione fine a se stessa o con l’affermazione della sua intoccabilità. È perciò giusto e possibile avere della nostra Carta una visione dinamica, scavare in essa per coglierne tutte le suggestioni attuali. Napolitano ha poi concluso il suo discorso chiedendo agli italiani uno scatto d’orgoglio. «In queste settimane dinnanzi alla tragedia del terremoto in Abruzzo, l’Italia è stata percorsa da un moto di solidarietà che ha dato il senso della ricchezza di risorse umane, vere e proprie preziose riserve di energia, su cui il Paese può contare, in uno spirito di unità nazionale». È legittimo – ritiene Napolitano – pensare a se e come rafforzare ulteriormente l’esecutivo, ma partendo da questa realtà. Secondo il capo dello Stato da questo «se ne può trarre un buon auspicio anche per il manifestarsi, più in generale, di quella sensibilità democratica e di quell’impegno dei cittadini, a sostegno dei principi e degli indirizzi costituzionali di cui ho appena indicato la necessità. Parlo – ha spiegato Napolitano – di un rilancio, davvero indispensabile, del senso civico, della dedizione all’interesse generale, della partecipazione diffusa a forme di vita sociale e di attività politica. Parlo – ha proseguito ancora – di uno scatto culturale e morale e di una mobilitazione collettiva di cui l’Italia in momenti critici anche molto duri si è mostrata capace. L’occasione per mostrarcene ancora capaci – ha concluso – è data dalla crisi profonda che ha investito, in un contesto mondiale nuovo e complesso, l’economia e la società italiana. L’appello è ad esserne, ciascuno di noi, pienamente all’altezza».
galletta@ilsecoloxix.it

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