“Siamo tornati ai tempi della Guerra fredda”
Repubblica 22-04-09
De Luna: anche allora piazze divise. “Ci furono tensioni rivoluzionarie ma furono stroncate dallo stesso Pci”
ROMA – «Da sempre il 25 aprile è una data-simbolo che rivela lo spirito pubblico del paese», dice Giovanni De Luna, storico del fascismo e della Resistenza. «Abbiamo avuto i 25 aprile unanimistici degli anni Sessanta, poi quelli contestatari del decennio successivo. Oggi ritorna il 25 aprile separato della guerra fredda, quando le piazze della destra e della Dc erano ben distinte da quelle di sinistra. Nel 1955 il prefetto di Vercelli sospese il sindaco di Cossato per un mese per non aver impedito la presenza di bandiere rosse nelle celebrazioni del 25 aprile. L´inquietudine di oggi non è molto distante da allora».
Il ministro Ignazio La Russa ha distinto tra partigiani buoni, che lottarono per la libertà, e partigiani cattivi, che volevano instaurare la dittatura comunista.
«Lo storico più attendibile su questo terreno è Claudio Pavone, che distingue tra guerra patriottica (contro i nazifascisti), guerra civile (tra italiani di diversa appartenenza) e guerra di classe (contro i padroni). Non c´è dubbio che fermenti di tipo rivoluzionario allignassero nella guerra di classe, ma non si tradussero mai in linee politiche organizzate, ad esclusione di piccoli gruppi come Stella Rossa a Torino oppure Bandiera Rossa a Roma. Il più inflessibile normalizzatore dei furori rivoluzionari fu il Pci, che distrusse letteralmente queste formazioni».
Cicchitto aggiunge che senza le truppe angloamericane l´Italia sarebbe diventata una democrazia popolare.
«L´ossimoro che Cicchitto deve sciogliere riguarda un fatto specifico: gli unici che fecero fuoco contro gli angloamericani furono i fascisti. I partigiani rossi, al contrario, li accolsero a braccia aperte».
Il 25 aprile può diventare una grande festa di libertà per tutti gli italiani?
«È difficile. Il discrimine, nel nostro paese, rimane lo sguardo con cui ci si rivolge alla Repubblica di Salò. Anche la recente proposta di un “ordine Tricolore”, da destinare sia ai partigiani che ai repubblichini, rappresenta sul piano legislativo un riconoscimento di legittimità di quella esperienza che è incompatibile con un ordinamento democratico».
Berlusconi quest´anno parteciperà alle celebrazioni. «Per non lasciarle alla sinistra», così ha motivato.
«La presenza del premier potrebbe acquistare significato se fosse accompagnata dall´esplicito riconoscimento di cosa sia stata la Resistenza e dei valori su cui si fonda la Costituzione. La sua motivazione lascia però dubitare. Il gesto di Berlusconi appare piuttosto la manifestazione di una leadership incontrastata».

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