Resistenza, la Regione “censura” le armi

Repubblica 22-04-09

Dalla foto sul manifesto spariscono pistola e bomba a mano. La destra: “25 aprile taroccato”

La replica di Burlando e Ronzitti: “L´intervento è stata una ingenuità in buona fede”

È VERo, la guerra è finita e quello che si vuol far risaltare è il pensiero: e cioè «dobbiamo dare l´esempio di un´Italia rinata e sana». Ma è innegabile che la storica foto riprodotta sul manifesto con cui la Regione Liguria ricorda il 25 aprile, sia stata inspiegabilmente modificata. Taroccata, attaccano senza mezzi termini da destra e dintorni: tant´è, sono sparite una bomba a mano e una pistola dal tavolo intorno al quale un gruppetto di partigiani, tra cui – almeno nelle intenzioni – il comandante Bisagno, cioè il cattolico Aldo Gastaldi – discutono. D´accordo la pacificazione, ma la guerra di Liberazione, essendo tale, si è combattuta con le armi: nessuno pensa certo di andare a scalpellare lo Sten dalla mano del partigiano sulla statua nella piazza di Badalucco, ad esempio. Lo zelo viene svelato da “Il Giornale”, per tutta la mattina sono attacchi pesanti dall´opposizione, con Plinio e Rosso che chiedono senza mezzi termini le dimissioni di Claudio Burlando, e il capogruppo pdl Morgillo parla di “Liguria messa alla berlina”. nel pomeriggio i presidenti di giunta e consiglio, Claudio Burlando e Mino Ronzitti, distillano un comunicato: «Non abbiamo scelto noi l´immagine né siamo stati informati delle successive modifiche». Ma chi ha scelto la foto? Chi si è preso la briga di ritoccarla? E soprattutto: chi ha dato il via libera sotto il profilo politico? «L´intervento sulla fotografia è stato evidentemente una ingenuità commessa sicuramente in buona fede, per non riproporre la crudezza di quel momento storico in un´Italia che vive da 64 anni in pace proprio grazie alla Liberazione dal nazifascismo» scrivono Burlando e Ronzitti, concludendo: «noi abbiamo individuato il messaggio, che quest´anno ricordava il partigiano cattolico Aldo Gastaldi ‘Bisagno´, citando una sua frase: «dobbiamo dare l´esempio di un´Italia rinata e sana».
E pure ingenua, per sovrappiù. Ma la beffa non finisce qui: nella foto non c´è Aldo Gastaldi, ma il suo vice, cioè Elvezio Massai, nome di battaglia “Santo”. A questo punto, possibile che nel palazzo della Regione qualche pugno vada a spaccare un tavolo; se chi ha fatto l´errore lo ammettesse, sarebbe ancor meglio. Resta il fatto che di foto dei partigiani in pace non ne mancano negli archivi, senza affidarsi a Photoshop.
E intanto palazzo Tursi boccia la proposta di legge sull´istituzione dell´Ordine del Tricolore e sull´estensione dei trattamenti pensionistici di guerra ai combattenti della Repubblica di Salò. Ma se il centrosinistra dice di sì con 24 voti alla mozione che chiede di sostenere il ritiro della proposta di legge 1360, sono rimasti in aula ma senza votare dieci consiglieri del Pdl; contro la mozione si sono espressi invece Alessio Piana della Lega Nord e Gianni Bernabò Brea della Destra. La discussione sulla mozione si è trasformata in un dibattito sulla Resistenza e sulla necessità di mantenere viva la distinzione tra i valori di chi ha combattuto per liberare l´Italia dal regime nazi-fascista e quelli di chi, sia pure in buona fede, ha scelto di aderire alla causa dei regimi totalitari. Sono convinto che rievocare, alla distanza di 64 anni, la data del 25 aprile 1945 che ha segnato la vittoria della Resistenza sul nazismo e sul fascismo, è un dovere patriottico e civile. Lo è per coloro che appartengono alla mia generazione e hanno direttamente vissuto le vicende drammatiche, ma anche gloriose, che hanno portato al significato anche simbolico che quella data riveste, e lo è anche per le generazioni più giovani che non possono, non debbono, ignorare, mistificare o alterare quel significato. È stato quello il momento storico in cui l´Italia ha mutato la propria identità nazionale, potrebbe dirsi il proprio dna, dal totalitarismo alla democrazia in modi e forme tali (dalla monarchia alla repubblica e alla costituzione) che non abbiamo importato da altri ma sono stati merito del nostro popolo e dei suoi dirigenti di allora, appartenenti a partiti e a culture diverse, dai liberali ai comunisti. Desta profonda preoccupazione, perciò, che vengano oggi avanzate, anche da appartenenti alla maggioranza che ci governa, tesi e ricostruzioni storiche che vorrebbero distinguere fra i resistenti buoni e quelli cattivi, negando di fatto la sostanziale unità dell´esperienza resistenziale e della sua eredità, che ha reso possibile il mutamento fondamentale dell´Italia.
Quando poi si prende pretesto da un fatto banale e forse sciocco, come quello di avere cancellato l´immagine di due armi – una bomba e una pistola – da una fotografia di partigiani per il manifesto celebrativo del 25 aprile diffuso dalla Regione, per attaccare l´essenza stessa della Resistenza – e personalmente il presidente della Regione – come ha fatto Il Giornale c´è da chiedersi se non stiamo per caso assistendo ad una farsa, che potrebbe essere risibile se non fosse tragica perché riguarda un bene storico, prezioso per tutta la collettività.
*Presidente Istituto storico della Resistenza

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