Immigrati respinti, interviene la Ue tra Italia e Malta è guerra di dossier
Repubblica 22-04-09
La Valletta: “Barrot dà ragione a noi”. I ministri convocati a Bruxelles
ROMA – Dopo il caso Pinar, aumenta la tensione fra Italia e Malta a proposito dei soccorsi ai migranti sulle «carrette del mare». Per cercare di raggiungere un accordo fra i due Paesi è scesa in campo, ieri, l´Europa. Ma neppure l´intervento del commissario Ue per la giustizia, Jacques Barrot (che ha convocato per domani sera i due contendenti, il ministro dell´Interno Italiano, Roberto Maroni, e il suo omologo maltese, Mifsud Bonnici), pare abbia disteso i rapporti. Dopo il braccio di ferro su dove la Pinar dovesse sbarcare i 145 migranti soccorsi in mezzo al mare – poi trasferiti a Porto Empedocle – ora fra Italia e Malta è guerra di cifre. Maroni nel suo dossier critica la ripartizione dei fondi europei destinati al controllo delle frontiere. «Malta, a fronte di 1200 chilometri di coste, incassa 7,1 milioni. All´Italia, che ha un´estensione di coste 5 volte superiore, tocca invece meno della metà, appena 12,6 milioni. Troppo poco, se si pensa che la prima assistenza ai 42600 migranti soccorsi in 670 missioni dal 2007 a oggi è costata 78 milioni». «Malta – tuona il ministro dell´Interno italiano – ha rifiutato 600 diversi soccorsi in mare reinstradando 40mila clandestini sulle coste italiane». La nave Pinar, ribadisce Maroni, si trovava sul tratto di mare sul quale i soccorsi competono a Malta e per i quali riceve finanziamenti comunitari.
Bonnici ribatte con un contro-dossier e snocciola i suoi dati. «I soldi ricevuti dall´Ue – spiega – sono destinati a pattugliare le coste e costruire un centro di accoglienza, cose che abbiamo fatto». «Quest´anno – aggiunge – abbiamo fatto 380 soccorsi, e abbiamo ospitato mille migranti, un anno fa 3.800: facendo le debite proporzioni, è come se in Italia ne fossero sbarcati 400.000». «L´Italia faccia tutti i dossier che vuole – replica Bonnici – non abbiamo violato alcun accordo. Su quel tratto di mare a noi spetta il coordinamento dei soccorsi, cosa che abbiamo fatto chiedendo al cargo turco di ospitare a bordo i 150 clandestini. Ma a quel punto le regole dicono che si debba fare rotta al porto più vicino, e cioè a Lampedusa che distava 40 miglia dalla Pinar, contro i 140 di Malta. Su questo punto Barrot ha già dato ragione a noi».
La rissa Malta-Italia, Maroni-Bonnici, è iniziata venerdì 17, giorno della conferenza Panmediterranea sull´immigrazione che si svolgeva a Roma, lo stesso giorno in cui scoppiò il caso Pinar. In quell´occasione, fu il ministro dell´Interno italiano a dare fuoco alle polveri dicendo che «con Malta i rapporti vanno male perché c´è un dispositivo che consente alle autorità maltesi di scaricare sull´Italia responsabilità nel soccorso che dovrebbero appartenerle». Da quel giorno, con l´acuirsi della vicenda Pinar, è stato un crescendo di accuse. Malta ha una zona di mare sulla quale è competente per i soccorsi che va da Creta a Lampedusa. Ma non vuole cederne neppure un metro – come vorrebbe invece l´Italia – per non perdere influenza nel tratto di mare chiamato «banchi di Medina» rivendicato anche dalla Libia per interessi petroliferi.

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