Hanno avuto torto gli assenti e i preveggenti

Il manifesto 22/04/09

Alberto D’Argenzio BRUXELLES
BRUXELLES
Gli assenti hanno sempre torto, si dice. A volte anche i preveggenti, soprattutto quelli che pre-vedono ciò che dicono gli altri, ma non vedono ciò che succede in casa loro. Ieri i delegati di oltre cento paesi presenti a Ginevra per la Conferenza della Nazioni unite hanno approvato per acclamazione la travagliata e discussa dichiarazione Durban II contro il razzismo e la discriminazione (in quasi tutte le sue forme). CONTINUA|PAGINA11 Mancavano, e si sapeva da giorni, Stati uniti, Israele, Italia, Olanda, Polonia, Germania, Canada, Australia, Nuova Zelanda e ieri, dopo il discorso incendiario di Ahmadinejad, si è ritirata anche la Repubblica Ceca. «Siamo stati preveggenti», ha detto Berlusconi puntando il dito sulle parole di fuoco dell’iraniano. «La Conferenza non è stata assolutamente un fallimento, ma l’inizio di un successo», ribatte il ministro degli esteri francesi Bernard Kouchner. Nel testo si parla di razzismo, anche contro Rom e migranti, temi su cui l’Italia è stata ripresa la settimana scorsa dal Consiglio d’Europa.
Il fallimento è stato in primis di Ahmadinejad, che con le sue parole ha mosso cumuli di indignazione, ha fatto uscire 30 delegazioni dalla sala, si è guadagnato le critiche di oltre mezzo mondo, ma non ha cambiato poi molto sul campo, se si eccettua la diserzione di Praga, Presidente di turno della Ue, e l’accelerazione dei lavori. Per evitare nuovi ripensamenti e soprattutto nuove strumentalizzazioni, l’approvazione è stata infatti anticipata da venerdì a ieri, d’altronde il testo era già stato negoziato palmo a palmo la settimana scorsa.
Certo al testo qualcosa manca, come il riferimento alla discriminazione verso gli omosessuali, un tema scomodo tanto per i paesi musulmani quanto per il Vaticano (e non solo). Ma comunque la Conferenza segna un prima e un dopo, non solo per quello che dice ma anche perché Occidente (quello che ha partecipato ai lavori) e paesi islamici sono riusciti in un complesso lavoro di sintesi e mediazione che condanna il razzismo quasi a tutto campo e che ha di fatto lasciato il partito degli assenti praticamente senza argomenti, appeso solo ad un riferimento nel testo a Durban I, in cui allora sì, si bollava Israele come Stato razzista.
«L’Italia – diceva ancora ieri il ministro degli esteri Franco Frattini – si rallegrerebbe se le conclusioni cancellassero quelle della conferenza precedente, dicessero che l’Olocausto è la più grande tragedia del ventesimo secolo e non parlasse di razzismo in riferimento a Israele. La speranza è l’ultima a morire». Dopo la ragione. Nel paragrafo 66 si parla dell’Olocausto, che «non deve mai essere dimenticato» (e anche così la dichiarazione è stata firmata anche dall’Iran) mentre dal testo è sparito il riferimento alle politiche di Israele nei Territori occupati e anche quello alla recente invasione di Gaza. Rimane sì il riferimento a Durban I, a quello pensano i nove paesi che sono rimasti a casa a guardare. A quello, e alle parole del Presidente iraniano.
Il che nasconde anche un certo paradosso, se non un «errore» politico, sottolinea ancora Kouchner. Washington, la tesi del francese, vuole da un lato riannodare il dialogo diplomatico con Teheran e dall’altro diserta la Conferenza di Ginevra, in cui si parla di dialogo. Un discorso che vale anche per il preveggente governo italiano, che da mesi cerca di entrare nel gruppo di contatto europeo con l’Iran, dopo che già ne è già il primo partner commerciale tra i 27, ma che poi fa riferimento a parole e frasi del Presidente iraniano, peraltro non certo nuove, per motivare un’assenza che puzza di torto.
Nel testo si parla di relazione «tra povertà e razzismo», di necessità, da parte «degli Stati, di prendere urgenti misure per combattere la persistenza di attitudini xenofobe», vengono condannati le violenze e gli stereotipi sui migranti, anche quelli espressi dai politici. E c’è spazio per la protezione di chi chiede asilo e di chi emigra, come per la condanna della schiavitù e della tratta di esseri umani. Ci sono articoli contro la discriminazione sulla donna e per la prima volta a questo livello si citano i malati di Aids e i disabili mentre non vi è traccia della «diffamazione di religione», un passaggio invocato dal mondo islamico ma sforbiciato dall’occidente per le sue possibili ricadute sulla libertà di espressione. E per la prima volta si parla di Rom e Sinti, della «violenza che ancora colpisce profondamente» queste comunità. Secondo il diplomatico russo Yuri Boychenko, uno degli uomini chiavi per arrivare alla quadratura del cerchio, il paragrafo fa esplicito riferimento «ad una situazione molto specifica dell’Europa». Per Navi Pillay, l’Alta Commissaria per i diritti umani dell’Onu, la necessità di agire è chiara: «dal 2001 ad oggi la situazione dei gruppi più vulnerabili è solo peggiorata». Un’altra ragione per esserci. alberto d’argenzio

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