Video del Duce, il Natale di Roma finisce in lite

Repubblica 21-04-09

l Pd: proiettare la dichiarazione di guerra offende la città. Il sindaco Alemanno: finalità opposta, volevamo ricordare un momento tragico

ROMA – Papa Wojtyla sorridente e Mussolini che dichiara guerra, Nerone che brucia la città e Anna Magnani mitragliata dai nazifascisti nel celebre film di Rossellini. Spezzoni di storia romana proiettati, domenica sera, sulle rovine del Mercato di Traiano per festeggiare il 2762° Natale di Roma. Uno spettacolo di luci e animazioni che ha subito suscitato l´indignazione del centrosinistra.
Non è piaciuto, all´opposizione, quel filmato «terribile» del Duce che annuncia “l´ora delle scelte irrevocabili” dal balcone di piazza Venezia. «Una scelta gravissima per la quale sindaco e amministrazione farebbero bene a scusarsi», ha tuonato Walter Verini, deputato del Pd ed ex braccio destro di Walter Veltroni in Campidoglio. «Roma, città medaglia d´oro della Resistenza, non merita queste offese alla memoria, ai valori dell´antifascismo e della Costituzione». Tra l´altro, «rilanciare la dichiarazione di guerra di Mussolini insieme alle immagini di Roma città aperta non è una semplice gaffe, ma un´operazione che appiattisce e deforma la storia». Di più: «O è una leggerezza o l´ennesimo tentativo di revisionismo», si associa un altro deputato pd, Jean Leonard Touadì.
Incredulo il sindaco Gianni Alemanno. «È una bufala – replica -. La citazione su Mussolini, sovrapposta a quella di Nerone e seguita dalla Magnani fucilata, era di segno nettamente antifascista. Semmai dimostra il velleitarismo del Duce e gli effetti della sua tragica guerra». Un attacco strumentale, secondo il sindaco: «Se avessimo omesso il passaggio sul fascismo, ci avrebbero accusato di voler cancellare il dramma della dittatura». Per non dire che «la società di Bologna autrice del documentario ha più volte lavorato con il mio predecessore». Ironico l´assessore alla Cultura, Umberto Croppi: «È chiaro che Verini non l´ha visto, lo invito a una proiezione privata in cui possa fare ammenda dell´errore». Una lettura condivisa dal presidente degli ebrei romani, Riccardo Pacifici: «Non c´era nessuna esaltazione del Duce né del fascismo». A risentirsi più di tutti è stata però Alessandra Mussolini: «Accostare mio nonno a Nerone non è il massimo dal punto di vista storico».


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