Parla Ahmadinejad, caos all’Onu
Secolo XIX 21/04/09
Il premier iraniano accusa di razzismo Israele, l’Ue lascia la sala. Peres: è come Hitler
IL PRESIDENTE IRANIANO Mahmoud Ahamdinejad ha monopolizzato la prima giornata della Conferenza sul razzismo di Ginevra, la cosiddetta “Durban II”. Tutti i Paesi presenti, e forse ancor di più gli assenti, aspettavano il suo discorso e l’unico capo di Stato presente non ha deluso le aspettative: pur senza mai nominarlo, ha sferrato un attacco a Israele denunciando la «formazione di un governo razzista in Medio Oriente». A quel punto i 23 delegati dell’Unione Europea (e alcuni altri Paesi) hanno lasciato la sala per protesta, dimostrando per la prima volta quella compattezza che non avevano raggiunto riguardo all’opportunità o meno di partecipare.
Ahmadinejad ha cominciato a parlare, con un vago sorriso e incurante del naso da clown che gli ha tirato, senza colpirlo, uno dei contestatori prontamente allontanati dalla sala. Il presidente iraniano ha detto che dopo la Seconda guerra mondiale, «con il pretesto della persecuzione degli ebrei» furono inviati «migranti dall’Europa e dagli Stati Uniti, per creare un governo razzista nella Palestina occupata». «E di fatto, come indennizzo per le terribili conseguenza del razzismo in Europa, hanno contributo a portare al potere il più crudele e repressivo regime razzista in Palestina». «La parola sionismo – ha detto – personifica il razzismo. Ahmadinejad ha quindi attaccato il Consiglio di sicurezza dell’Onu per avere sostenuto negli ultimi 60 anni l’occupazione del «regime sionista», dandogli «piena libertà di commettere qualsiasi crimine». E ha accusato gli Stati Uniti, colpevoli di appoggiare Israele ma anche di avere avviato la crisi economica che ha investito tutto il mondo.
Molti gli applausi ricevuti in sala da Ahmadinejad, provenienti in particolare dai rappresentanti di nazioni islamiche e del terzo mondo, e dai delegati delle Ong. Ma ben presto reazioni sdegnate sono fioccate da tutto il mondo a cominciare naturalmente da Israele, dove proprio ieri si celebrava la Giornata del Ricordo della Shoah. Gerusalemme era già irritata per il “tappeto rosso” srotolato davanti ad Ahamdinejad dal presidente svizzero Hans Rudolph Merz nella serata di domenica: l’incontro con l’iraniano aveva provocato, ieri mattina, il ritiro dell’ambasciatore israeliano dalla Svizzera.
Poi sono arrivate in sala le accuse di razzismo di Ahmadinejad, alle quali ha replicato da Gerusalemme il presidente Shimon Peres: «Le camere a gas sono scomparse, ma resta il veleno: nella forma di quanti negano l’Olocausto e perpetuano l’odio». «È difficile capire -ha aggiunto il Nobel per la Pace – perché despoti come Hitler il nazista, Stalin il bolscevico e Ahmadinejad il persiano abbiano scelto gli ebrei come principali obiettivi del loro odio, la loro follia e la loro violenza. Non abbiamo ricchezze, ma siamo ricchi di valori… forse è questa la ragione».
Il premier Benyamin Netanyahu ha definito il vertice di Ginevra «un festival dell’odio» anti-israeliano e si è congratulato con le nazioni che hanno deciso di disertarlo: un fronte del rifiuto allargatosi rispetto alla riunione di Durban nel 2001, fino a includere – con Israele, Usa, Australia, Nuova Zelanda e Canada – un pacchetto di Stati europei in cui, sulle orme dell’Italia, si sono inserite Germania, Polonia, Svezia e Olanda, e da ieri anche la Repubblica Ceca. Nella polemica ha finito per essere coinvolto anche il segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon, oggetto di «deplorazione» da parte del governo israeliano per aver a sua volta incontrato a Ginevra il presidente dell’Iran.
Ban-ki Moon, che si era detto «profondamente deluso» per l’assenza di una decina di Paesi, ha subito criticato l’intervento di Ahmadinejad: «Deploro l’uso di questa piattaforma per accusare, dividere e persino istigare». Anche l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay ha criticato l’intervento del leader iraniano, dicendo che la «migliore replica è di rispondere e correggere, non di ritirarsi e boicottare la Conferenza».
Dura, ma forse meno del previsto, la reazione degli Stati Uniti. L’incaricato d’affari americano all’Onu Alejandro Wolff ha definito «vergognoso, vile e odioso» il contenuto del discorso del presidente iraniano. Ma il portavoce del Dipartimento di Stato Robert Wood, pur condannando a sua volta il discorso di Ahmadinejad, ha lasciato la porta aperta al dialogo tra Washington e Teheran. «Abbiamo già sentito in passato purtroppo questo tipo di discorsi da parte di Ahmadinejad – ha detto Wood – sono commenti non accettabili che non sono di aiuto». «Noi vogliamo avere un dialogo diretto con l’Iran su una serie di questioni – ha aggiunto – ci sono molte cose da discutere. Siamo preoccupati per il comportamento dell’Iran in Iraq, per il suo sostegno per Hezbollah e per altri gruppi terroristi». «Se l’Iran desidera avere un rapporto diverso con la comunità internazionale – ha concluso – deve cambiare il suo comportamento e rinunciare a questo tono incendiario».
La polemica ha fatto passare completamente in secondo piano gli scopi della riunione, e il faticoso tentativo di arrivare a un documento condiviso rischia di essere vanificato. «I governi che si sono impegnati a combattere il razzismo e ad assicurare un esito positivo alla Conferenza di Ginevra – ha detto Amnesty International – devono resistere strenuamente e reagire a ogni tentativo di politicizzarne l’andamento o di sviare dall’obiettivo fondamentale, che è quello di affrontare tutte le forme di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza in ogni parte del mondo». A occhio e croce, è troppo tardi: la frattura tra Occidente e resto del mondo sembra di nuovo nettissima.

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