Dossier di Maroni contro Malta «Dirottati sull’Italia 40 mila disperati»

Il documento mandato Dal Viminale al commissario Barroso
Dossier di Maroni contro Malta
«Dirottati sull’Italia 40 mila disperati»
Il ministro dell’Interno scrive all’Unione Europea: 600 interventi mancati da parte delle autorità della Valletta
21/4 – www.corriere.it

ROMA – Lo scontro più du­ro risale a un mese fa, quando alla nave della Marina Militare italiana «Minerva» fu impedito di entrare nel porto de La Vallet­ta. A bordo c’erano 76 clandesti­ni soccorsi in acque maltesi, ma nonostante questo il coman­dante non ottenne il via libera e fu costretto a fare rotta verso Porto Empedocle. Era già acca­duto.

Più volte l’Italia ha accusato Malta di aver «dirottato» verso la Sicilia le carrette del mare partite dalla Libia per trasporta­re in Europa extracomunitari. Successe anche nel 2004, con l’odissea dei 13 curdi che si era­no nascosti in un container vuo­to imbarcato su un mercantile in partenza dalla Turchia, furo­no respinti a Gioia Tauro, rifiu­tati a La Valletta e infine appro­darono ad Augusta, in provin­cia di Siracusa, perché pure il governo dell’epoca scelse di far prevalere le ragioni umanitarie. Elenca dati e circostanze il dossier che il ministro dell’In­terno Roberto Maroni conse­gnerà al commissario europeo alla Giustizia Jacques Barrot. E contiene una denuncia precisa: sono 600 i «mancati interven­ti» di Malta che hanno costret­to l’Italia a soccorrere 40.000 persone che invece avrebbero dovuto essere ospitate nei loro centri. Secondo i numeri forniti al Viminale dalle motovedette della Guardia Costiera coordina­te dall’ammiraglio Vincenzo Melone nel 2008 i mezzi italiani hanno effettuato 186 operazio­ni in area Sar maltese mettendo in salvo 12.900 migranti. Me­glio, ma non molto, era andata nel 2007 quando c’erano stati 148 abbordaggi con 6.255 stra­nieri accolti.

Non è stata casuale la scelta del capo della polizia Antonio Manganelli di affidare al prefet­to Rodolfo Ronconi, direttore centrale dell’Immigrazione, il compito di preparare la relazio­ne. Perché si tratta di un esper­to di questioni internazionali, profondo conoscitore dei tratta­ti sui diritti in mare e dunque puntuale nell’elencare le «viola­zioni » che sarebbero state com­piute. Nel dossier si citano in modo particolare la convenzio­ne di Montego Bay del 1982, ma soprattutto il Trattato di So­las del 1974, che obbliga i Paesi contraenti a garantire la sicurez­za della navigazione.

L’ipotesi formulata dall’Italia è che le autorità de La Valletta abbiano accettato il controllo di un tratto di mare troppo am­pio rispetto alle proprie capaci­tà, pur di avere maggiori finan­ziamenti da parte dell’Europa. Non a caso Maroni ha afferma­to ieri: «Pretendiamo che la commissione europea interven­ga per far rispettare le regole a tutti e non intendiamo più oc­cuparci di questi problemi nel­le acque di competenza di altri, in particolare di Malta, che prende un contributo per fare questi interventi, così come tut­ti gli altri Paesi».

Questione di soldi, ma non solo. Perché la partita tra i due Stati comprende la gestione dei clandestini che, una volta accol­ti, non possono poi essere tra­sferiti altrove.

Fiorenza Sarzanini
21 aprile 2009

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