Ahmadinejad spacca la conferenza Onu

Il manifesto 21/04/09

DIRITTI UMANI

Il presidente iraniano apre «Durban II» con un attacco durissimo contro lo Stato ebraico. Il segretario generale Ban ki-Moon: sbagliato politicizzare l’incontro «Israele razzista», decine di delegati lasciano il summit contro la xenofobia. Amnesty: un errore boicottarlo
Michelangelo Cocco
Alle parole «regime razzista crudele e repressivo» rivolte dal presidente iraniano all’indirizzo d’Israele, i rappresentanti di 23 paesi dell’Unione europea, sfilando platealmente davanti al podio di Ahmadinejad, hanno abbandonato la sala dove si stava svolgendo la prima giornata dell’incontro e per la Conferenza delle Nazioni Unite contro razzismo e xenofobia è stato un colpo durissimo. Un vero e proprio uno-due dopo il boicottaggio, formalizzato nelle ultime ore, da otto governi occidentali, tra cui quello italiano e statunitense, che hanno rinunciato a prendere parte al consesso apertosi ieri a Ginevra.
Amnesty international ha condannato la decisione di Italia, Stati Uniti, Israele, Australia, Germania, Canada, Olanda e Polonia di non partecipare alla Conferenza.
«Dopo la Seconda guerra mondiale (gli israeliani) sono ricorsi alle aggressioni militari per rendere senza tetto un’intera nazione (i palestinesi), grazie al pretesto della sofferenza degli ebrei – ha attaccato il presidente della Repubblica islamica -. E hanno spedito migranti dall’Europa, dagli Stati Uniti e altre parti del mondo per fondare un governo completamente razzista nella Palestina occupata». «E infatti – ha continuato Ahmadinejad – come compensazione per le atroci conseguenze del razzismo in Europa, hanno appoggiato l’ascesa al potere del regime razzista più crudele e repressivo in Palestina». Usciti per protesta molti diplomatici, tanti altri sono rimasti ad applaudire il leader sciita che tra poche settimane a Tehran cercherà di battere i riformisti ed essere rieletto.
Durissime le proteste di Francia e Gran Bretagna. «Vergognoso» secondo Washington il discorso di Ahmadinejad. «Questo discorso è stato totalmente inappropriato in una conferenza che mira a promuovere la diversità e la tolleranza» ha fatto sapere Navi Pillay, l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani che ha convocato l’incontro.
Tel Aviv ha richiamato il suo ambasciatore in Svizzera e ha anche protestato per il faccia a faccia che il capo della confederazione elvetica Hans-Rudolf Merz ha concesso l’altro ieri al suo omologo iraniano. La condanna più dura al discorso di Ahmadinejad è arrivata da Ban Ki-moon, che nelle scorse settimane aveva fatto appello a non boicottare l’appuntamento. «Deploro l’uso di questo palco da parte del presidente iraniano per accusare, dividere e anche incitare – ha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni Unite -. Tutti dobbiamo prendere le distanze da un messaggio simile, sia dalla sua forma sia dalla sua sostanza».
Per Israele e le comunità ebraiche della diaspora ieri ricorreva il Giorno della memoria, quello in cui si ricordano i sei milioni di ebrei che – oltre a centinaia di migliaia di comunisti, zingari, omosessuali e disabili – furono sterminati dal regime nazista di Hitler. «Sei milioni di appartenenti al nostro popolo furono massacrati durante l’olocausto. Nessuno ha imparato la lezione, sfortunatamente», ha tuonato Benjamin Netanyahu. «Mentre li commemoriamo, una conferenza che dovrebbe essere contro il razzismo si svolgerà in svizzera. L’ospite d’onore è un razzista, un negazionista dell’Olocausto che non fa segreto della sua intenzione di spazzare via Israele dalla faccia della terra» ha dichiarato il premier israeliano.
Il suo ufficio ha informato che il premier e il ministro degli esteri Avigdor Lieberman hanno deciso di richiamare l’ambasciatore Ilan Elgar da Berne «per consultazioni e in protesta contro la Conferenza a Ginevra». La bozza di documento preparata non prevede alcun riferimento specifico a Israele o al Medio Oriente, ma «riafferma» il testo approvato nel 2001 alla Conferenza di Durban, che affronta la questione in sei paragrafi. Nonostante i massacri di Gaza (1.417 palestinesi uccisi durante la recente operazione «Piombo fuso»), il perdurare dell’embargo contro la Striscia governata da Hamas e la colonizzazione senza sosta della Cisgiordania, la campagna di pubbliche relazioni iniziata nei mesi precedenti «Piombo fuso» e appoggiata dai principali gruppi di pressione (soprattutto quelli Usa) filo-israeliani ha avuto successo nel delegittimare Durban II come «un tribunale anti-israeliano».
Fino alla conclusione della Conferenza, sabato prossimo, attivisti pro-Israele distribuiranno volantini sulle violazioni dei diritti dell’uomo in Iran, «con particolare enfasi sulle esecuzioni pubbliche e la violenza contro le donne» riferiva ieri Ha’aretz. In questo come altri casi (emblematica l’azione anti-boicottaggio del «britannico» Ron Prosor) la campagna sarà supervisionata da un diplomatico di Tel Aviv, Ronnie Lashno -Yaar. Il quotidiano israeliano ha raccontato che a Ginevra Tel Aviv ha approntato una sala stampa attrezzata per rispondere in tempo reale alle dichiarazioni anti-israeliane e spedito nella città svizzera una delegazione speciale di 14 studenti che hanno ricevuto un training presso il ministero degli esteri e il Congresso mondiale ebraico.

I commenti sono chiusi.