In Sicilia i disperati della nave

Secolo XIX 20/04/09
Alla fine l’Italia cede: i 140 migranti trasbordati su una corvetta. Scontro con Malta
ROMA. Dopo un rimpallo di responsabilità durato diversi giorni tra il governo italiano e quello maltese, potranno arrivare sulle coste siciliane gli immigrati soccorsi giovedì scorso dalla nave turca “Pinar” al largo di Lampedusa. Per queste persone, la fine dell’Odissea è arrivata in seguito a un giro di telefonate tra il premier Silvio Berlusconi, il suo omologo maltese, Lawrence Gonzi, e il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso. I 120 immigrati saranno trasportati su una corvetta della Guardia Costiera a Porto Empedocle, la “Pinar” riprenderà invece la rotta per Sfax, in Tunisia.
Una mossa, sottolineano però da Farnesina e ministero degli Interni, decisa «esclusivamente a causa dell’emergenza umanitaria che si è verificata a bordo della nave». Effettivamente, i medici e giornalisti che ieri pomeriggio hanno raggiunto la “Pinar” si sono trovati di fronte al cadavere di una donna incinta e già in stato di decomposizione, a una ventina di persone – ora ricoverate a Lampedusa – con un campionario di malattie che andavano dalla varicella, alla febbre alta, a forti dolori addominali. Hanno trovato 37 donne, due delle quali incinte. In totale, 140 persone scalze, infreddolite, disidratate. Nelle ultime ore anche il mare ci aveva messo del suo, tornando burrascoso come nel pieno dell’inverno. Anche al netto degli appelli umanitari (dalle associazioni internazionali alla Chiesa, passando per Prc fino alla fondazione FareFuturo, vicina al presidente della Camera, Gianfranco Fini), c’erano insomma abbastanza motivi per superare le rigidità diplomatiche. Così, si conclude l’avventura della “Pinar”, dopo che a bordo erano stati portati oltre 3.000 litri di acqua, scarpe, coperte, vestiario, viveri. Tuttavia, dalla Farnesina, si specifica ancora come questo intervento «non deve essere considerato un precedente». Rimane quindi in piedi l’accusa che Roma muove al governo di Malta: e cioè la tendenza da parte di quest’ultimo a scaricare sulle spalle dell’Italia l’accoglienza dei naufraghi soccorsi in mare, eludendo quindi le regole internazionali del “Sar” (le attività di ricerca e soccorso, che ad esempio in Italia sono affidate alla Guardia Costiera). Un comportamento, quello di Malta, che il ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha bollato come «scorretto e censurabile», annunciando di aver chiesto all’Ue, dopo aver parlato con Berlusconi e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, «una riunione urgente del Consiglio dei ministri dell’Interno europei per definire una volta per tutte questa annosa questione». Non è infatti la prima volta che sorgono conflitti tra i due Paesi per l’accoglienza dei naufraghi, che poi sono i clandestini che dall’Africa tentano di raggiungere l’Europa attraverso il Canale di Sicilia. «Il governo di Malta non ha rispettato le regole» rincara la dose Frattini. La Valletta non doveva solo soccorrere gli immigrati, doveva anche occuparsi della loro accoglienza. Cosa che non è stata fatta. «Il governo maltese – ha aggiunto Frattini – non ha assecondato una richiesta anche europea, addirittura del presidente della Commissione Barroso, di rispettare le regole sulla ricerca ed il soccorso in mare». Frattini assicura che non c’è tensione fra i due Paesi, nonostante la polemica di questi giorni, ma intanto annuncia che solleverà«personalmente» il problema alla prossima riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea.
Malta però non ci sta, e proprio ieri, a sua volta, ha invocato l’intervento dell’Europa. «La procedura di soccorso effettuata da Malta – diceva ieri il premier Gonzi- è sempre stata la stessa. Abbiamo coordinato tutto come vuole la prassi in situazioni come queste». Ma nel caso della “Pinar”«il porto più vicino è Lampedusa, dunque i naufraghi devono essere trasferiti lì. Malta – ha concluso Gonzi – sopporta l’enorme peso del fenomeno dell’immigrazione clandestina. Questo è un problema dell’Unione europea, che in questa situazione ci deve appoggiare».

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