Protestano contro Amazon i fortissimi lettori gay
Il manifesto 17/04/09
POLEMICHE
È stato «un imbarazzante errore di catalogazione», come sostengono adesso i responsabili di Amazon, o invece un caso di bella e buona (anzi, non tanto bella e non tanto buona) censura preventiva, quello che ha portato per un paio di giorni, da domenica a martedì, il primo e il più famoso «libraio online» del mondo a eliminare il «ranking» (cioè la posizione in classifica) di molte celebri opere più o meno riconducibili a tematiche gay, escludendole così di fatto dalle liste dei bestseller, o addirittura oscurandole completamente dalle ricerche dei lettori? Sta di fatto che in un battibaleno la protesta è dilagata in Rete attraverso Facebook, ma più ancora attraverso il nuovo sistema di «micromessaging» Twitter, provocando le scuse di Amazon, che si è trincerata appunto dietro l’ipotesi dello sbaglio. Secondo il direttore delle comunicazioni del sito di vendita online, oltre tutto, l’errore avrebbe riguardato non solo i libri gay (ammesso che l’etichetta possa valere per veri e propri classici contemporanei come E. M. Forster o Gore Vidal), ma complessivamente quasi sessantamila titoli. Una dichiarazione che non spiega perché l’errore abbia colpito in modo sproporzionato i titoli di determinati autori e soprattutto che non quadra con la decisione, annunciata da Amazon qualche tempo fa in modo informale e adesso ovviamente ritrattata, di tenere conto del pubblico «familiare» che frequenta il sito. Vicenda piuttosto oscura (anche se, interpellato in materia, l’italiano Walter Siti, curatore delle opere di Pasolini, si è dichiarato «contrario alle teorie complottiste»), che dimostra da un lato la diffusione e la forza sempre maggiore dei siti di social networking e dall’altro la sottovalutazione, da parte di Amazon, di quella che in tutto il mondo è considerata una fascia di lettori fortissimi – i gay, appunto.

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