Il collasso dei giornali

Il manifesto 17/04/09

CARTA STAMPATA Dossier della Fieg: 100% di perdite, 30% in meno di utili nel 2008. Anche per i locali

Bruno Perini
Prima il crollo dell’economia di carta, con la più grave crisi finanziaria degli ultimi sessant’anni, poi, almeno così pare, il crollo dell’editoria di carta. A lanciare l’allarme è stata ieri la Fieg, che ha messo in campo numeri da brivido sullo stato di salute dell’editoria. Secondo la federazione degli editori il settore è «in una grave crisi industriale, che ne frena pesantemente lo sviluppo. Per il complesso delle società editrici di quotidiani nel 2008, quando la crisi ancora non aveva dispiegato i suoi terribili effetti, si è registrato un aumento delle perdite del 100% ed una contrazione degli utili del 30%». Il presidente della Fieg, Carlo Malinconico, ha lanciato il grido di dolore in occasione dell’assemblea degli editori. «È facile prevedere che i numeri peggioreranno ulteriormente nel 2009 – continua Malinconico – se solo consideriamo che gli investimenti pubblicitari sui quotidiani nei primi due mesi di quest’anno sono diminuiti in media del 25%, con punte anche del 60% in alcuni giornali locali. Per i periodici il quadro non è significativamente diverso. Gli andamenti trimestrali di alcuni dei principali gruppi editoriali italiani presentano, nel corso del 2008, un costante peggioramento dei conti economici, con un picco negativo nell’ultimo trimestre dell’anno».
Dopo un primo trimestre «tutto sommato positivo», continua Malinconico, «con un fatturato in crescita del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2007, nei successivi trimestri si sono verificate flessioni (dell’1,4%, nel secondo; del 5,7%, nel terzo; del 9% nel quarto). In media il fatturato editoriale del 2008 ha fatto registrare un calo del 3,3% rispetto al 2007. La componente dei ricavi che ha mostrato segnali di maggiore debolezza è stata la pubblicità. La raccolta delle imprese editrici, positiva nel primo trimestre (+9%) ha accusato una battuta d’arresto nel secondo (-2,7% rispetto allo stesso periodo del 2007), che si è andata accentuando nel terzo (-6%) e nel quarto trimestre (-12,3%). La flessione media annua dei ricavi pubblicitari è stata del 3,8%». «I ricavi da diffusione delle copie, pur iniziando l’anno in flessione (-3% nel primo trimestre 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007) – continua il presidente della Fieg – avevano dato segnali di assestamento nel secondo trimestre con una attenuazione del trend discendente (-1,2%). Invece, nei due successivi trimestri il calo si è andato accentuando (-6% e -6,2% rispettivamente). La flessione media annua è stata del 2,8%. Il margine operativo lordo o Ebitda, che esprime il reddito che l’azienda è in grado di generare prima della remunerazione del capitale, delle imposte, delle svalutazioni e degli ammortamenti, ha fatto registrare una flessione del 48% del 2008 rispetto al 2007». «È evidente che il decremento dei ricavi e la rigidità dei costi industriali, determinando un assottigliamento dei margini industriali – continua Malinconico – incide negativamente sulle decisioni di investimento, in quanto incrina le possibilità di ritorno in termini di remunerazione del capitale investito». Anche la variazione dell’Ebit, infine sottolinea il presidente della Fieg, «è stata del 51,9%, con un decalage che nei quattro trimestri del 2008, confrontati con il 2007, si è andato accentuando: -53,4%, -26%, -80%, -72,2%». Cifre da paura che prevedibilmente avranno ripercussioni sul mercato del lavoro giornalistico ed editoriale.
«Occorre dare atto alle parti, che si sono duramente confrontate, di avere affrontato tutti i temi sul tappeto con grande senso di responsabilità, contribuendo – ciascuna in modo determinante – all’andamento positivo della trattativa, con sacrifici spesso dolorosi». Il presidente della Fieg, Federazione italiana editori giornali, Carlo Malinconico, commenta così la sigla dello schema di contratto siglato nei giorni scorsi con la Fnsi. Il contratto, secondo il presidente della Fieg, «tiene conto delle esigenze di flessibilità organizzativa necessarie alle imprese per adeguarsi al mutato quadro operativo. Il contratto è uno strumento importante e necessario, ma non sufficiente per affrontare una crisi di così vaste dimensioni e di così stratificata natura. Occorrono mezzi di accompagnamento che solo il governo è in grado di precostituire – continua Malinconico – sia pure sulla base di strumenti condivisi dalle parti sociali. La positiva evoluzione della disciplina degli ammortizzatori sociali ha costituito una premessa indispensabile per il progresso nelle trattative per il rinnovo del contratto».
La Fieg rivolge poi un appello a governo e Parlamento affinchè valutino «la crisi in tutta la sua gravità», in modo da «evitare, specie in questo contesto così difficile, misure che aggravino la situazione, come quelle su un’ulteriore e aggiuntiva responsabilità degli editori, di dare corso alle richieste prioritarie ed urgenti di rilancio del settore rappresentate da questa federazione». L’appello invita le autorità «a sostenere e premiare lo sforzo che le parti sociali hanno compiuto nella ricerca costruttiva di un nuovo modello di sviluppo, che pone al centro del sistema la tutela del lavoro, la dinamica dell’impresa, l’innovazione del Paese con ricadute significative anche in altri settori di attività».

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