I morti sono 160 milama ora rischiano Ingushezia e Georgia

Secolo XIX 17/04/09
i numeri
LA SECONDA GUERRA di Cecenia è terminata, e tutto il mondo deve gioire. È stata una guerra feroce nella quale sono ricomparse mostruosità che sembravano scomparse, basti pensare al massacro nella scuola di Beslan, nel 2004. Tutti hanno taciuto, come al tempo dei lager, eppure morivano giornalisti italiani, André Glucksmann protestava quasi da solo per il silenzio dell’Europa, Al Qaida interveniva pesantemente, e la Cecenia si è riempita di foibe più invisibili di quelle del Carso. Secondo “Memorial”, ente russo nato al tempo della Perestroika per monitorare le stragi commesse dal regime sovietico, il governo del filorusso Ramzan Kadyrov possiede una lista di 1.200 infoibati e “desaparecidos”. Ogni giorno – tra il 2003 e il 2004 – due ceceni sono spariti nel nulla.
I numeri di quindici anni di sangue: Memorial parla di 12.000 morti. Un’inchiesta di Reuters, americana, computa 160.000 morti, in una nazione di 600.000 abitanti. L’esercito russo, armato male e comandato peggio, soprattutto al tempo di Eltsin, ha perso 18.000 soldati. La capitale Grozny, rasa al suolo a fine ’94. Human Rights Watch sostiene che 300.000 profughi abbandonarono le proprie case nel 2000, mentre il Migration Policy Institute di Washington alza il numero a 600.000, cioè a tutti i ceceni.
Ieri Alexandr Bòrtnikov, direttore generale del Fsb (ex Kgb), ha annullato l’ordine che dichiarava la Cecenia «zona di operazioni antiterroriste». È vero, se pensiamo a Beslan, che i ceceni hanno utilizzato il terrore insieme con la guerra. I russi non sono stati meno feroci, avevano da eseguire un cinico calcolo geopolitico: la Cecenia – con le confinanti repubbliche di Ingushezia e Daghestan – sovrasta la Georgia, dove transita il 10% del petrolio mondiale, attraverso il condotto Baku-Tiblisi-Ceyhan in Turchia. Sappiamo già dove si sposteranno i 20.000 soldati russi presenti a Grozny…
Non è stato un conflitto di religione, e Al Qaida, dopo che ha fallito i suoi obiettivi, sposta i suoi uomini. In effetti l’Islam ceceno ha una tradizione mistica derivata dal sufismo e Stalin – georgiano – risolse il problema dei musulmani ceceni deportandone 500.000 con i carri armati.
Se la guerra cecena è finita, quella del Caucaso continuerà ancora a lungo, a partire dall’Ingushezia e, forse, dalla Georgia. Mosca affida la ricostruzione a Kadyrov, implicato in innumerevoli crimini e considerato un traditore della causa cecena, ma eletto presidente con l’83% dei voti, grazie alle armi russe. Speranze di pace possono arrivare da un cambiamento della politica di Putin e Medvedev: l’economia russa vale meno di quella francese, la devoluzione continua, le sole industrie che funzionano sono europee, petrolio e gas non bastano. L’Europa diversifica le sue fonti energetiche e nel Caucaso realizzerà una iperstrada che permetterà il transito di tir da Istanbul a Baku, e da lì via nave attraverso il Caspio e via terra verso la Cina. Sarebbe un disastro per i russi. Rispetto al Caucaso la Ue coltiva una sua vecchia idea: ricostituire la Repubblica federale democratica transcaucasica, nata con la rivoluzione menscevica nel 1917. Comprendeva Georgia e Armenia, cristiane, più l’Azerbaigian musulmano, e durò molto poco.
retroscena Non è stato un conflitto di religione: anche
Al Qaida ha fallito l’obiettivo

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