Gli editori: «Un piano per salvare il settore»

Secolo XIX 17/04/2009
appello al governo

Il presidente della Fieg, Malinconico: «Servono interventi concreti, le risorse ci sono». Bonaiuti: «Disposti a collaborare»
roma. Il 2009 sarà un anno cruciale, per l’editoria italiana. Dopo avere archiviato un 2008 «difficilissimo» (l’aumento delle perdite è stato del 100% e la contrazione degli utili del 30%), quello in corso rischia di essere un anno «ancora peggiore» se non saranno adottate «misure prioritarie e urgenti di rilancio del settore»: «Gli investimenti pubblicitari sui quotidiani nei primi due mesi di questo anno sono diminuiti in media del 25%, con punte anche del 60% in alcuni giornali». Allarmante anche il dato relativo al margine operativo lordo (Ebitda), che ha fatto registrare una flessione media del 48% rispetto al 2007.
In un contesto come quello attuale, infatti, «le imprese non possono sopravvivere», «né essere pronte a riprendere a pieno regime l’attività quando si avvierà la ripresa». È l’appello lanciato ieri dal presidente della Federazione italiana editori giornali (Fieg), Carlo Malinconico, a governo e Parlamento.
L’occasione è stata l’assemblea annuale della Fieg, alla presenza, tra gli altri, dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Paolo Bonaiuti e del nuovo capo del Dipartimento editoria Elisa Grande. Per il governo, «la partita più urgente è la difesa dei posti di lavoro», ha ribadito Bonaiuti, annunciando che a breve sarà aperto il tavolo, con la collaborazione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, per destinare i fondi per i prepensionamenti, per i quali però«lo stanziamento di 20 milioni rappresenta un limite insuperabile». In prospettiva, verranno poi gli Stati generali del settore e «una legge di sistema condivisa». Molte le richiesta della Fieg, a partire dalla «reintroduzione del credito d’imposta per l’acquisto (o il consumo) della carta». Poi «la previsione, sulla scorta dell’esperienza di alcuni Paesi europei, di un’ulteriore riduzione dell’aliquota agevolata per l’Iva per il comparto dell’editoria»; «la detassazione degli utili reinvestiti in misura incrementale rispetto all’anno precedente in campagne pubblicitarie e in iniziative di promozione della lettura»; «l’esclusione del costo del lavoro giornalistico dal calcolo della base imponibile ai fini Irap»; «un compiuto sistema di responsabilità e sanzioni per assicurare il rispetto delle disposizioni in materia di pubblicità istituzionale sulla carta stampata, disposizioni secondo cui il 60% (fino al 2012, il 50% dal 2013) della spesa per acquisti di spazi pubblicitari deve essere destinata alla stampa». Misure che, ha detto Malinconico, potrebbero essere in gran parte finanziate con i risparmi ottenuti anticipando la norma del nuovo regolamento per l’editoria secondo la quale il debito di Palazzo Chigi nei confronti di Poste per le tariffe di abbonamento postale va rapportato «a condizioni di mercato». In vista degli Stati generali dell’editoria, attesi con favore dalla Fieg come iniziativa utile per «formare un panorama completo per il legislatore» e quindi come primo passo verso una «riforma di sistema», Malinconico ha anche suggerito misure complementari per il sostegno e il rilancio delle imprese editoriali. Tra queste, la creazione di un fondo per la nuova occupazione, la formazione e la multimedialità; forme di sostegno alla modernizzazione della rete delle edicole e della distribuzione dei giornali; il riconoscimento economico dello sfruttamento dei contenuti giornalistici nelle rassegne stampa; il finanziamento di una campagna nazionale per la promozione della lettura con la previsione di una settimana dedicata a tale obiettivo. Per il commento del segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi, la dcscrizione fatta da Malinconico «delinea il quadro di quello che, per il 2009 (ma sostanzialmente anche per il 2010) appare come un annus horribilis. Ora però serve più coraggio da parte degli editori nelle azioni per il rilancio del sistema, l’occupazione e la multimedialità e per superare gli squilibri del mercato pubblicitario a favore delle tv».
f. fe.

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