«Ma i diritti umani restano schiacciati»
Il manifesto 17/04/09
FINEGUERRA Parla un’attivista cecena
Barbara Yukos
«Festeggiamenti per le strade di Grozny per celebrare la fine del regime speciale di Kto (operazioni di controterrorismo, ndr)? Certo, sono in corso, li organizzano il governo e lo stato. Ieri pomeriggio han chiuso le strade principali e poi offerto ai cittadini un concerto nella piazza centrale dal pomeriggio fino a sera». Lo racconta al telefono dalla capitale cecena Natalia Estemirova: dal 2000 lavora per l’ufficio locale dell’organizzazione per i diritti umani Memorial, oltre che giornalista freelance. Nel 2007 ha vinto il premio «Raw in War» dedicato ad Anna Politkovskaja: proprio a questa sede spesso la giornalista si appoggiava per le sue inchieste sul campo. Oggi Memorial è l’unica ong russa rimasta a lavorare nella Cecenia dell’era Kadyrov.
Quali le reazioni immediate alla fine di 10 anni di Kto?
Tra amici e conoscenti siamo ancora sorpresi, anche se l’annuncio era atteso. Qualcuno è contento e crede che le cose miglioreranno, altri no, o pensano che in un certo senso il ritiro c’era già stato… occorreva solo ufficializzarlo.
In che senso? Migliaia di militari di Mosca sono ancora stanziati nella repubblica…
Si, ma ormai da un pezzo non li vedevamo più, non avevano più rapporti con noi cittadini ceceni, non uscivano quasi mai dalle loro basi-fortezze come Kankalia, Gudermes, Kashali…
Ora ci sarà un miglioramento della situazione dei diritti umani nella repubblica, o no?
Da anni Memorial porta avanti denunce di abusi compiuti sui civili, prima dai federali in guerra, poi nel periodo di «normalizzazione» anche da parte delle forze filorusse. Questi abusi proseguono, anche se le «sparizioni» sono cessate. E ovviamente, finora il regime speciale antiterrorismo ha giustificato molti illeciti: arresti indiscriminati, processi sommari, confessioni estorte con violenza, torture sui prigionieri. La nostra speranza è che la conclusione del Kto porti, ad esempio, a maggiori garanzie processuali dei fermati, soprattutto giovani, in accordo col Codice della Federazione russa – insomma a un maggior rispetto del diritto. Ma se guardiamo a cosa succede nelle vicine repubbliche come Inguscezia e Dagestan, dove pur se non vige il regime speciale totale (ma sono in corso «operazioni speciali», ndr) le prospettive non sono certo incoraggianti.
Quali i problemi principali da affrontare?
Primo, c’è un problema di sicurezza: ancora moltissime famiglie non possono tornare nei loro villaggi tra le montagne, poiché alcune di queste zone sono ancora oggetto di operazioni speciali. Poi la questione delle compensazioni: circa 40mila non le hanno ancora ricevute, e non si sa se potranno riceverle mai. Specie i titolari di alloggi comunali. Tutto procede molto lentamente, anche se qui negli ultimi anni come sapete da Mosca si sono riversati un fiume di rubli per la ricostruzione.
Che ripercussioni avrà la partenza in massa dei federali? Chi si occuperà della sicurezza nella repubblica?
Penso proprio che succederà, molti se ne andranno. Chi serve nel Caucaso e in particolare in zone di Kto riceve uno stipendio molto più alto della media. Ora questo dovrebbe andare ai ceceni che ne faranno le veci… e molti già lo ricevono. Di fatto esiste già un piccolo «esercito» ceceno: 20mila persone, non son certo poche. Professionisti, o giovani che non trovano altro lavoro (la disoccupazione è al 50% secondo cifre ufficiali, 70% realisticamente), come sapete molti reclutati tra gli ex guerriglieri ribelli, amnistiati da Kadyrov. Ma i ragazzi ceceni ancora non prestano servizio militare, una decisione di Putin che molti vorrebbero ora revocare.

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