«In Italia il razzismo dilaga»

Il manifesto 17/04/09

IL DOSSIER Il Consiglio d’Europa torna ad attaccare il governo Berlusconi: «Su rom e immigrati è un pericolo per il continente»

Alberto D’Argenzio BRUXELLES
BRUXELLES
Non ci siamo, la situazione di rom e migranti in Italia «resta preoccupante». A lanciare l’allarme è Thomas Hammarberg, Commissario ai diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, organizzazione che non ha nulla a che fare con la Ue ma che raccoglie 47 paesi del vecchio continente e che ha voce in capitolo proprio sui temi legati al rispetto dei diritti individuali. Ieri il Commissario ha presentato il suo rapporto sull’Italia con una valutazione negativa che non sa di nuovo. Non è infatti la prima volta che Hammarberg bacchetta, o meglio bastona, il governo italiano, anzi. Quando l’Europa, intesa come Commissione Ue, spendeva parole miti se non indulgenti sul rilevamento delle impronte ai rom, sullo stato di emergenza e sul pacchetto sicurezza lanciato da Maroni nell’estate scorsa, questo svedese, che vanta una lunga esperienza nel settore dei diritti e in particolare dell’integrazione dei rom, non andava per il sottile e puntava l’indice contro il governo. Ora, a quasi un anno di distanza, il giudizio non cambia.
Partendo da rom e sinti, Hammarberg sottolinea che «persiste un clima di intolleranza» e che «le condizioni di vita sono ancora inaccettabili in molti dei campi visitati». Dal 13 al 15 gennaio il Commissario del Consiglio d’Europa è stato infatti nel Belpaese, una visita che seguiva quella del 19-20 giugno scorsi. Parole ancor più dure sul censimento nei campi rom, per cui Hammarberg esprime la sua «profonda inquietudine», oltre che più di un dubbio sulla sua «compatibilità con le norme europee che reggono la raccolta e il trattamento dei dati personali». Il Commissario invita il governo a creare dei meccanismi di consultazione con le comunità di rom e sinti, a evitare le chiusure dei campi che non prevedano misure di ri-alloggiamento e a mettere in piedi soluzioni educative per i bambini. Ma non solo, invita anche «le autorità a condannare con più fermezza le manifestazioni razziste o intolleranti e a garantire la messa in atto effettiva della normativa anti-discriminazione». Un discorso che vale tanto per i rom come per i migranti, e come invito a tacere ad alcuni esponenti degli stessi partiti di maggioranza o a dimostrare più senso civico per alcuni organi dello Stato. Non mancano infatti i riferimenti chiari e forti a Giancarlo Gentilini, prosindaco di Treviso, da anni in prima linea «nell’incitamento all’odio», o quelli ai vigili urbani di Parma, per il pestaggio del giovane ghanese scambiato per uno spacciatore. Un caso che è oltretutto un ulteriore esempio della tendenza a equiparare immigrazione con criminalità.
E passando proprio ai migranti, il dito di Hammarberg viene puntato sulla loro «criminalizzazione», più in concreto su tutta quell’architettura legale che ha nell’aggravante di clandestinità il suo punto più «alto». La criminalizzazione viene indicata come «una misura sproporzionata, suscettibile di esacerbare le tendenze discriminatorie e xenofobe che già si manifestano nel paese». Ma non solo, si tratta anche di una misura che provoca «ulteriore stigmatizzazione ed emarginazione dei migranti, nonostante la maggioranza di questi contribuisca allo sviluppo degli stati e delle società europee». Hammerberg chiede quindi al governo di «rivedere le parti della nuova normativa che sollevano serie questioni di compatibilità con gli standard dei diritti umani». Quanto alla segnalazione dei clandestini da parte del personale medico, questa misura viene considerata semplicemente «ingiusta» anche perché, pure questa, rischia di «emarginare ulteriormente i migranti».
Infine qualche caso concreto, come quello dei tunisini rispediti in patria alla faccia del rischio, elevato, di torture cui andavano incontro. I migranti si sono anche appellati alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che aveva chiesto di sospendere l’espulsione. Ma il governo è andato avanti, e ora l’Italia viene accusata di non rispettare le convenzioni internazionali sui diritti umani. Stesso discorso per una rom bosniaca madre di tre figli, rispedita nei Balcani anche se la Corte di Strasburgo aveva chiesto al governo di non attuare l’espulsione. Per tutti questi casi Hammarberg esprime «grave preoccupazione», anche perché mettono a rischio «l’efficacia del sistema di protezione dei diritti umani» non solo in Italia, ma «in tutta Europa».

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