Ma il premier spinge per un accordo unico “Voglio un patto anche per ronde e immigrati”
Repubblica 15-04-09
Per votare il 21 serve una legge, il Quirinale sarà sondato sullo slittamento
ROMA – «Se si trova l´accordo sulla data del referendum, allora lo dobbiamo trovare su tutto il resto». Silvio Berlusconi chiama due volte lo stato maggiore della Lega. Da Porto Rotondo prima sente al telefono Roberto Calderoli, poi si mette in contatto direttamente con l´intera segreteria lumbard riunita a Via Bellerio. Sciogliere il nodo della data del prossimo referendum elettorale non è agevole. Il dialogo tra il premier e i “big” del Carroccio non scorre liscio. «Vogliamo garanzie oppure ne trarremo le conseguenze», gli spiega a muso duro Umberto Bossi. L´accorpamento nell´election day è infatti come fumo negli occhi per i leghisti. Le probabilità che i quesiti raggiungano il quorum si impennerebbero e le chance che la Lega resti l´ago della bilancia nel centrodestra si azzererebbero.
Ragionamenti che il Senatur fa con una certa schiettezza. Il Cavaliere cerca di rassicurare. «Un´intesa si può trovare», ripete al telefono cui viene inserita la funzione “viva voce”. «Si può trovare», spiega, ma ad alcune condizioni. E già, perché stavolta il capo del governo è convinto di avere il coltello dalla parte del manico e vuole per ora dare fiato allo spirito bipartisan risorto dopo il terremoto in Abruzzo: «le osservazioni dell´opposizione sui risparmi non sono infondate». Pretende allora che il compromesso con Bossi sul referendum, ossia la celebrazione della consultazione il 21 giugno insieme ai ballottaggi, venga accompagnato da una sorta di «accordone» su tutti gli altri punti rimasti aperti. Quelli, in particolare, su cui Bossi sta costruendo la campagna elettorale in vista delle europee e delle amministrative che si terranno il 7 giugno. Berlusconi, insomma, vuole che i lumbard sottoscrivano un patto sul destino delle «ronde», sulla norma che prevede il trattenimento degli immigrati nei cpt (che dovrà ridursi rispetto agli iniziali 6 mesi), la possibilità per i medici di denunciare i clandestini e sulle alleanze per le amministrative. «Perché – spiega senza mezzi termini il Cavaliere – non può essere che concordiamo la data del referendum e poi restano aperte tutte queste altre cose». Soprattutto il premier non intende lasciare ai leghisti la chance di costruire una campagna elettorale tutta contro il Pdl. In gioco c´è l´egemonia nelle regioni settentrionali e Berlusconi non intende abdicare. «Non può essere – chiarisce anche con i colonnelli del Popolo del libertà – che poi vanno in giro a dire che sono gli unici a battersi su alcuni temi. E magari in qualche comune corrono per conto loro».
L´opzione del 21 giugno è così diventata la più probabile, ma ancora non è definita. Ed è lo stesso presidente del consiglio a non voler chiudere subito l´accordo. Intende lasciare sulle spine il Carroccio ancora per un po´. Non a caso nel corso dei colloqui con i Lumbard, il Cavaliere ha messo sul tappeto un altro ostacolo: il Quirinale. «Dobbiamo consultare anche il presidente della Repubblica». La legge 352 del 1970, infatti, stabilisce che sia il capo dello Stato, «su deliberazione del consiglio dei ministri», a indire il referendum e a fissare la data «tra il 15 aprile e il 15 giugno». Senza contare che lo slittamento al 21 – da prevedere con legge – non ha precedenti e deve quindi essere concordato con il Colle. Con ogni probabilità Palazzo Chigi contatterà oggi Napolitano e il suo staff per verificare la praticabilità del compromesso. Per sondarne le opinioni sulla modifica ad una procedura sempre seguita negli ultimi 39 anni. Considerando, però, che i tempi sono strettissimi: per accorpare tutte le consultazioni il 7 giugno, il governo dovrebbe riunirsi entro domani.
Il Cavaliere, comunque, ha già messo nel conto di siglare l´«accordone». «L´intesa si troverà – assicura Paolo Bonaiuti, portavoce del premier – la Lega è un alleato fedele». E forse sul piatto della bilancia verrà anche un eventuale “rimpasto” di governo da realizzare dopo la tornata elettorale di giugno. Con qualche ingresso “nuovo” anche per i leghisti.

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