Gli insulti del Tg4 a Giuliana non sono reato. Fede assolto

Il manifesto 15/04/09

GIORNALISTI Disse che la nostra inviata in Iraq aveva solidarizzato coi suoi rapitori. E che «farneticava»

Sara Menafra
ROMA
Quando l’«editoriale» di Emilio Fede contro la nostra Giuliana Sgrena andò in onda, quattro anni fa, il Comitato di redazione del Tg4 fece un comunicato per dissociarsi pubblicamente dal direttore. Le sue parole erano state macigni. Per dirvi il tono, parlava di «vergognose e squallide farneticazioni» della «giornalista comunista», «salvata dal nostro governo al prezzo della vita di Nicola Calipari». Omettendo di dire che le parole che l’inviata aveva pronunciato nell’ultimo video girato durante il suo sequestro, erano state pronunciate sotto la minaccia delle armi. Con due uomini armati e a volto coperto che la circondavano.
Ieri, il tribunale di Roma lo ha assolto dall’accusa di diffamazione, «perché il fatto non sussiste». A firmare il dispositivo, che sarà seguito da una sentenza motivata tra sessanta giorni, Licia Genovese, la ex pm della Dda di Potenza trasferita per incompatibilità ambientale e funzionale a Roma dopo essere stata coinvolta nell’inchiesta Toghe lucane di Luigi de Magistris. A difendere Emilio Fede, la presidente della commissione giustizia Giulia Bongiorno che ha ottenuto il pieno riconoscimento della propria tesi difensiva, sebbene il pm avesse chiesto con forza una condanna.
L’8 marzo 2005, pochi giorni dopo la liberazione della nostra giornalista, Fede dedicò uno speciale alla vicenda mandando in onda l’ultimo video registrato da Giuliana prima del rilascio. Omettendo di mostrare la nostra giornalista sotto la minaccia delle armi, si soffermava sulle sue parole di ringraziamento ai rapitori. Nel video, Giuliana diceva di essere stata rapita, «perché sono passata da Nassiriya durante l’occupazione». E Fede, nel corso del telegiornale, spiegava che Nassiriya era la città «dove c’è la missione italiana di pace. Tutto questo a mio avviso – rimarcando le parole – è una vergognosa e squallida farneticazione. Turba le nostre coscienze l’idea che per salvare questa persona Nicola Calipari, marito e padre esemplare, abbia pagato con la vita il suo senso del dovere». E continuava invitando «l’Italia onesta» ad ignorare per sempre «la Sgrena e le sue cronache». Gli insulti alla nostra inviata continuavano per un po’ ed erano tanto persistenti che, appunto, il cdr decise di firmare un comunicato per prendere le distanze dal direttore, come raramente accade in quella redazione. «Sorprende – si leggeva nel comunicato – che un inviato di guerra di grande esperienza come il Direttore critichi (considerandole attendibili) le dichiarazioni rese dall’ostaggio in stato di evidente costrizione e rinfacci alla collega di aver operato in zone ad alto rischio».
A quattro anni da quei fatti, ieri è arrivata la sentenza: «Un’assoluzione che mi sorprende – ha detto la nostra giornalista – c’erano tutti gli elementi per una condanna. Sapremo dalle motivazioni perché non sono stati riscontrati gli estremi della diffamazione».

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