All’Abruzzo il 5 per mille, Onlus in rivolta
14/4 – Corriere della sera
Bagnasco: «Risorse aggiuntive dalla cei». I radicali: «utilizzare i Soldi dell’8 per mille»
Maroni: «12 miliardi per ricostruire» – All’Abruzzo il 5 per mille, Onlus in rivolta
Le associazioni: «Così si tolgono soldi al non profit». Il Pd: «Indecente». L’Abi: «Stop alle rate dei mutui»
MILANO – «Dodici miliardi di euro: questa è la cifra che dovremmo trovare per ricostruire l’Abruzzo, come fu per il terremoto dell’Umbria e delle Marche». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, intervenuto a «Ballaro». Il ministro ha fatto il punto sulla situazione degli aiuti: nell’Abruzzo squassato dal terremoto «si è conclusa la prima fase dell’emergenza e quasi 58.000 sfollati sono stati assistiti e sistemati: di cui 33.900 nelle 5.000 tende allestite dalla protezione civile. Ora si apre la seconda fase, più difficile: la ricognizione degli immobili». Maroni ha ricordando il «modello Friuli»: «Questo modello è l’obiettivo cui dobbiamo puntare», ha sottolineato Maroni, «in Friuli sono stati ricostruite case e campanili: capisco il forte senso d’identità della popolazione dell’Aquila che chiede di tornare nelle proprie case. E questo deve essere l’obiettivo»
MUTUI – Ma è stata la giornata di importanti decisioni sul fronte economico, come lo stop al pagamento delle rate dei mutui e del credito al consumo. Nessuna commissione su bonifici, pagamenti e operazioni Bancomat. Sono le decisioni adottate dalla commissione regionale dell’Abi Abruzzo e dagli istituti di credito presenti sul territorio a favore delle popolazioni colpite dal terremoto. Il pagamento dei mutui sarà sospeso per tutto il 2009. Le banche, inoltre, non applicheranno nessuna commissione sui bonifici fatti in tutta Italia a titolo di donazione.
CINQUE PER MILLE – Intanto, fa discutere l’ipotesi lanciata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di destinare il 5 per mille alle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto: l’idea non piace alle associazioni del volontariato. Marco Granelli, presidente del Csvnet (Coordinamento dei centri di servizio per il volontariato) spiega che un provvedimento del genere rappresenta «una guerra tra poveri» e penalizzerebbe le organizzazioni non profit che, tra l’altro, stanno partecipando ai soccorsi nelle zone colpite dal sisma. «Lo Stato ha fissato un tetto al cinque per mille di 380 milioni di euro – afferma. – Se questo tetto si conferma, vuol dire che Tremonti non allarga gli interventi ma toglie i soldi ad attività di assistenza svolte dal non profit. Si tratta di fabbisogni che comunque continuano a essere presenti, mi riferisco ai disabili, ai tossicodipendenti, all’assistenza domiciliare per gli anziani e così via». Diverso sarebbe, a suo avviso, se invece il ministro intendesse ampliare il tetto e di conseguenza gli interventi. «Ci teniamo agli abruzzesi, al dramma che li ha colpiti, e lo dimostra la nostra partecipazione nei soccorsi – tiene a dire Granelli – ma se vogliamo fare di più per loro, vanno destinate risorse aggiuntive, non pescare nel fondo già destinato per altre emergenze sociali. Su questo – conclude – ossia sull’ ampliamento degli interventi, c’è la nostra totale disponibilità a ragionare».
ARCI – Anche l’Arci afferma che «l’idea del ministro Tremonti di dare la possibilità, nella prossima dichiarazione dei redditi, di destinare il 5 per mille agli aiuti alle popolazioni colpite dal terremoto, è inutile e dannosa». Lo dichiara in una nota il presidente nazionale Paolo Beni. «Per fare chiarezza sulla proposta – sottolinea – va innanzitutto detto che il 5 per mille non è una tassa aggiuntiva di scopo. Quei fondi sono già destinati al mondo dell’associazionismo, del volontariato e della ricerca scientifica. Quindi non si tratterebbe di risorse nuove, ma del semplice spostamento di soldi già previsti per iniziative sociali».
REAZIONI – La proposta di Tremonti non piace neanche al Pd. «È una proposta indecente e anche un po’ schizofrenica – afferma il senatore Roberto Della Seta, capogruppo in Commissione Ambiente – speriamo che venga abbandonata come altre idee balzane proposte dal questo governo». Insorge anche l’Udc: «Destinare il 5 per mille o l’8 per mille alle popolazione colpite dal terremoto in Abruzzo è un errore – spiegano Lorenzo Cesa e Pier Ferdinando Casini – si finirebbe per penalizzare quel volontariato che si è immediatamente attivato per fronteggiare l’emergenza ed è stato fin dall’inizio presente sul territorio». E l’ipotesi provoca qualche malumore anche all’Interno del Pdl. Attraverso un intervento pubblicato su “Libero”, il deputato Giancarlo Lehner chiede che all’Abruzzo siano dati i fondi della Chiesa: «Sarebbe più logico concentrarsi sul pozzo di San Patrizio dell’otto per mille». Anche i radicali sottolineano che l’otto per mille ammonta a «un miliardo circa di euro». La senatrice Donatella Poretti spiega «che il 60% degli italiani non mette alcuna preferenza nella denuncia dei redditi, circa 37% scrive Chiesa Cattolica, che finisce con il prendersi così il 90% dell’ammontare complessivo». Soldi «che potrebbero essere facilmente utilizzati per la ricostruzione dell’Abruzzo, basterebbe – sottolinea Poretti – che il governo si prendesse tale impegno pubblicamente e chiedesse agli italiani di fargli fiducia nella denuncia dei redditi con una firma».
RISORSE DALLA CEI – Ma la Cei ci tiene a precisare che «anche dal prossimo otto per mille sarà possibile ricavare ulteriori fondi per l’emergenza sisma». Lo ha annunciato il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, a margine dell’incontro avuto con il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, presso la scuola della Guardia di Finanza a Coppito. Bagnasco ha sottolineato che esiste già da tempo «un capitolo specifico relativo alle calamità naturali in Italia, e dunque è evidente e prevedibile che ci saranno altri sostegni derivanti dall’8 per mille destinati all’Abruzzo».
14 aprile 2009

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI