Ronde, Berlusconi placa l’ira della Lega

Decreto sicurezza
Ma l’ipotesi di accorpare elezioni europee e referendum riattizza la polemica e la fronda nella maggioranza
Roma. «Con Bossi e Maroni è tutto chiarito: nella maggioranza c’è piena condivisione sulle politiche della sicurezza»: Silvio Berlusconi, dopo due ore di colloqui fitti con i vertici della Lega, è riuscito a ricucire lo strappo provocato dalla clamorosa bocciatura, due giorni fa a Montecitorio, di una parte del “pacchetto sicurezza”.
Un’intesa non facile: il decreto non potrà essere più ritoccato pena la decadenza (entro il 25 aprile deve essere convertito definitivamente dal Senato). Il Presidente del Consiglio, allora, ha messo sul piatto la promessa di ripresentare le due delle norme più care al “Carroccio” (l’allungamento dei tempi di detenzione dei clandestini nei centri di identificazione e la istituzione delle Ronde) in un apposito disegno di legge. Sui quali, se necessario, il governo porrà anche la fiducia. Di fronte alla possibilità che entro la fine del mese, migliaia di ospiti dei centri possano essere rimessi in libertà senza controllo, il premier ha messo la faccia. Si impegnerà personalmente con il governo di Tunisi perché siano accelerate al massimo le pratiche del rientro dei clandestini provenienti da quel paese: sono circa 900. «Ho preso su di me la responsabilità di accelerare i rimpatri – ha spiegato il premier – Con alcuni paesi (la Tunisia, appunto, n.d.r.) ci sono tali rapporti di amicizia per cui non ci saranno problemi a rendere più rapidi i rimpatri».
Sul piano politico, però, Berlusconi ha imposto a Bossi un dazio gravoso: «Stiamo riflettendo: l’ipotesi di indire una sola giornata di elezioni per europee e referendum va attentamente valutata». Secondo quanto ha più volte richiesto il leader dell’opposizione, Franceschini, accorpare le due votazioni farebbe risparmiare 460 milioni di euro da destinare alle zone colpite dal terremoto. La Lega si era sempre opposta a questa soluzione, nella speranza che il referendum naufragasse per il mancato raggiungimento del quorum: ma la gravità della situazione in Abruzzo non consente più irrigidimenti. Bossi, a quel punto, ha chiesto a Berlusconi due contropartite politiche: la conferma del candidato leghista alla Provincia di Bergamo (nonostante l’ostracismo di ampi settori del Pdl locale), ed almeno una delle Presidenze delle Regioni del Nord che rinnoveranno i Consigli a primavera.
Tutto risolto, quindi? No. La decisione di riproporre la norma sulle ronde e sui clandestini in un disegno di legge ad hoc potrebbe incontrare serie difficoltà parlamentari. «Se ci riprovano, il Pd contrasterà la maggioranza e riusciremo a far fare un secondo passo indietro. Gli italiani hanno diritto alla sicurezza, ma la sicurezza può arrivare solo dalle forze dell’ordine e non dalle ronde che sono solo proposte demagogiche», ha sostenuto il segretario dei Democratici, Dario Franceschini. E l’opposizione, in via cautelativa, si è già rivolta ai presidenti delle due Camere perché il governo non tenti di ripresentare norme già bocciate dal Parlamento. Pier Ferdinando Casini, ieri, ha invece fatto una piccola apertura al centrodestra: «Il periodo di detenzione nei centri deve essere “ragionevole”». L’ipotesi cui sta lavorando la maggioranza, anche di fronte allo spiraglio offerto dall’Udc, prevede il prolungamento della detenzione per un periodo diverso da quello bocciato dal parlamento (sei mesi), limitandosi a 120 giorni, proprio per non creare un precedente istituzionale. Diversa la questione delle ronde: i sospetti di incostituzionalità evidenziati dal Csm (non si può delegare la tutela della sicurezza ad organizzazioni private, n.d.r.) dovranno essere superati con una nuova stesura del testo per non creare una nuova tensione con il Quirinale.
Troppe incognite, quindi, per sostenere che il sereno è già tornato nella maggioranza. E la conferma di questo stato di “quiete apparente” arriva proprio dalle attività parlamentari di queste ore. Ieri, la commissione Affari Costituzionali del Senato ha esaminato il testo del decreto appena trasmesso da Montecitorio, ed ha espresso il parere di Costituzionalità. I senatori della Lega, però, hanno disertato la riunione, ed il “via libera”è arrivato solo grazie all’astensione dei rappresentanti dell’opposizione. «La Lega – hanno accusato due senatrici del Pd in commissione, Marilena Adamo e Mariangela Bastico – non ha preso parte ai lavori perché ha perduto interesse al provvedimento. Eppure, in quel decreto ci sono norme contro le molestie sessuali (stalking) e le violenze sulle donne che non possono decadere». Altra indiretta conferma delle tensioni che covano è arrivata dal silenzio che gli esponenti della Lega hanno tenuto con i giornalisti, al termine del vertice con Berlusconi. «Alla fine la soluzione si trova», sono le uniche parole che Umberto Bossi ha affidato ai suoi collaboratori perché fossero, poi, riferiti ai cronisti. Ma non tutti hanno scelto il profilo basso: «Le imboscate d’aula contro le misure volute dal Ministro Maroni, sono frutto del comportamento di alcuni “pagliacci” della politica», ha commentato Mario Borghezio, eurodeputato del Carroccio.

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