Maroni rinuncia al decreto sui clandestini Il Cavaliere: garantisco io i rimpatri
Repubblica 10/04/09
Berlusconi incontra i big del Carroccio: avete avuto le candidature, non esagerate. Bossi: la soluzione si trova
Il Quirinale boccia l´ipotesi di un altro dl. La permanenza lunga nei Cie andrà in un ddl
LIANA MILELLA
ROMA – Niente decreto, né vecchio né nuovo. Per conquistare la permanenza “lunga” (sei mesi) nei centri d´identificazione ed espulsione, gli ormai famosi Cie, e tenerci dentro i clandestini, Maroni dovrà aspettare un normalissimo disegno di legge, quello sulla sicurezza. Il suo alto là di mercoledì a Berlusconi cade nel vuoto. Il ministro dell´Interno, con lo stato maggiore della Lega, incontra il premier prima e dopo il consiglio dei ministri. Sciorina sul tavolo le richieste: rimettere al Senato la norma bocciata alla Camera sui Cie, o in alternativa fare con la stessa un nuovo decreto. Ipotesi bocciate entrambe, una prima e l´altra dopo il consiglio. La prima, che comporterebbe un rush e un incrocio di voti di fiducia tra Senato e Camera, è impallinata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito che, dopo una verifica tecnico-politica nelle due Camere, la considera «inopportuna e irrealistica». La seconda, nuovo dl, cade per mano del Quirinale che, sondato durante il consiglio, boccia come improponibile, forte dei pareri della Consulta, il reitero di un provvedimento d´urgenza con la medesima materia.
Maroni è, di fatto, sconfitto. Si chiude nel riserbo. Berlusconi e Bossi lo consolano sul piano dell´immagine. Il capo del Carroccio smorza e attenua: «Tranquilli, con Silvio la soluzione si trova». Berlusconi parla di un Maroni «soddisfatto», garantisce di persona i rimpatri dei 1.038 clandestini destinati a tornare liberi. Appena 24 ore prima Maroni lo aveva sfidato a risolvere il problema. Il premier risponde: «Ho preso su di me la responsabilità di accelerare i rimpatri perché ci sono diverse centinaia di persone che sono di un paese con cui siamo in particolare rapporto di amicizia, anche mio personale». Pensa alla Libia e a Gheddafi il premier, ma al Viminale è scettico il sottosegretario Alfredo Mantovano («Al massimo si riescono a mandar via sette-otto persone al giorno…»).
Con l´arma della data del referendum in mano, Berlusconi spegne l´incendio dei Cie. Lo fa in una duplice, agitata riunione. Dove Maroni si sfoga per la doppia bocciatura dei Cie, prima al Senato all´inizio di febbraio e poi alla Camera. Si scaglia contro «quest´indulto per i clandestini». Polemizza su una «votazione scellerata» che, se venisse dal Pdl «per punire la Lega ci darebbe argomenti fortissimi in campagna elettorale». Il premier lo sa bene, visto che lo hanno già messo al corrente dei manifesti fatti affiggere dal Carroccio in Veneto che, a proposito di sicurezza, recitano «solo la Lega ti garantisce». Ma lui non accetta provocazioni e dice a Bossi e Maroni: «State esagerando. Non fatelo. Sapete bene che i 17 voti che sono mancati alla Camera sono soprattutto il sintomo del malessere che serpeggia tra i miei per le tante concessioni che vi ho fatto anche sulle candidature». Maroni resta zitto. Bossi cerca di spegnere l´incendio: «Stai tranquillo, Silvio. Non abbiamo alcuna intenzione di esagerare».

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