Antimafia – Per il sindaco di Cologno Monzese giornalista che domanda fa “illazioni… subdole e pericolose”
Il video mostra quanto sia arrogante il potere e fa capire al cittadino che siamo ancora molto lontani dallo sconfiggere la mafia.
Perché il Sindaco e il consigliere Antonio De Monte si sono scaldati tanto alla mia domanda?
Semplice, perché l’unica difesa di cui dispone il comune di Cologno per evitare infiltrazioni malavitose nel progetto Torriani è una delibera di giunta che dice che gli appalti non saranno affidati ad aziende segnalate dalla Procura Antimafia. Ma come si vede, l’ndrangheta aggira senza problemi queste normative, questi “timbri burocratici”.
E allora la mia domanda è: esistono altre strade concrete per evitare che le mani della ‘ndrangheta calino sopra l’area ex-Torriani?
E ancora: quali e quante attività gestiva il clan Paparo sul territorio di Cologno?
Il giornalista che domanda fa illazioni… subdole e pericolose.
Il 6 aprile è stato convocato un Consiglio Comunale straordinario (“Le istituzioni colognesi contro la malavita organizzata”) per parlare di quanto avvenuto a Cologno Monzese il 16 marzo scorso.
L’”Operazione Isola”, condotta dai carabinieri di Monza, ha portato all’arresto di Marcello Paparo e di altri 21 ‘ndranghetisti.
La loro base operativa? La nostra bella città del Nord dove la mafia non esiste!
Una serie infinita di giustificazioni sono piovute durante la serata: “è un caso isolato”, “si, ma non siamo l’unico comune”, “il nome di Cologno è stato infangato” e altre mille stupidate, come se nella nostra città la presenza della mafia fosse una cosa nuova.
Non si è parlato del fatto che “la ‘ndrangheta calabrese di terza generazione aveva in pugno appalti e aziende a Cologno Monzese”; non si è detto che “gli elementi raccolti hanno confermato la presenza nel territorio di Cologno Monzese di clan collegati alle famiglie Nicoscia e Arena della ‘ndrangheta calabrese e le loro attività finalizzate al riciclaggio di denaro sporco, favoreggiamento di latitanti e sfruttamento dell’immigrazione clandestina”; si sono lette molte dichiarazioni del Gip Caterina Interlandi, ma non è stato citato il passo dell’ordinanza di custodia cautelare in cui la Interlandi scrive che queste ‘ndrine operavano scavalvando la normativa antimafia e si infiltravano in appalti di opere pubbliche.
Più che una presa d’atto del fatto che a Cologno esiste una realtà malavitosa molto ben radicata, ci si è concentrati di più a cercare scusanti e giustificazioni. Come negli anni ’70, quando i politici dicevano che la mafia non esisteva e che la politica non aveva niente a che farci.

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