«Materne, mancano almeno 500 posti»

Secolo XIX 10/04/09
scuola
Allarme dopo i tagli imposti dalla riforma. Tursi: «Rimedieremo»
MENTRE lo Stato taglia sezioni a tutto spiano nelle sue scuole d’infanzia – in Valbisagno, a Sampierdarena, nel centro – il Comune deve sopperire a decine di posti in meno e d’altro canto, a iscrizioni chiuse, fa i conti con i propri posti disponibili.
Diamo subito voce ai numeri così realizziamo quanto ansia circola nelle famiglie genovesi che hanno bimbetti sotto i sei anni: le materne del Comune sono 52 con quasi 5000 posti. Quest’anno ci sono 449 bambini fuori graduatoria o in lista d’attesa, parola che non piace a Tursi.
«Non possiamo aumentare di un posto, ma non possiamo nemmeno svolgere il ruolo sussidiario dello Stato che ha tagliato numerose sezioni qua e là per la città e forse si appresta a tagliarne altre, seguendo le indicazioni del Ministro Gelmini», così l’assessore Paolo Veardo. Il quale spiega che quest’anno c’è una condizione nuova da non sottovalutare: «La formazione di istituti comprensivi, secondo il piano della Regione, ci porta a sostenerli perchè altrimenti se non si arriva ai numeri stabiliti, certe scuole rischiano di chiudere».
Va bene. Ma a questi 500 che “chiedono asilo”, che dire? «Che non li lasceremo fuori dalla porta, assicura Tiziana Carpanelli responsabile per il Comune della Ristorazione e dello 0-6, perché ci sono comunque numerosi posti convenzionati con il Comune nelle 65 scuole paritarie, che lo Stato possiede in città 70 scuole con 6.125 posti. E che comunque da quest’anno abbiamo consentito la doppia iscrizione alle famiglie. Cio’ significa che dopo l’opportuna scrematura questo di per sè impressionante numero di quasi 500 esclusi subirà una forte contrazione. Insomma ne resteranno fuori qualche decina». Non resta che sperare nell’ottimistica previsione.
Vero è che la cittàè a macchia di leopardo, ragion per cui la deliziosa scuoletta sulle alture di San Desiderio è semi vuota e lo storico Tollot del centro, in una nuova sede invidiabile, è stracolmo. Ma i genitori che lavorano non possono attraversare mezza città per un servizio indispensabile alla sopravvivenza economica della famiglia.
Ci tiene a ribadirlo l’assessore Paolo Veardo: le scuole d’infanzia non sono un servizio cui il Comune è obbligato dalla legge, perché non si tratta appunto di scuola dell’obbligo, ma che il Comune di Genova da sempre assolve per scelta, gratuitamente, a differenza di altre città italiane che demandano ai privati.
«A Genova si arriva ad una copertura della domanda dell’80% da parte delle strutture pubbliche, il restante 20% va alle paritarie. E d’altro canto ci teniamo a mantenere il servizio perché secondo gli ultimi criteri di Lisbona ben si evince che chi ha frequentato scuole d’infanzia è meno propenso all’abbandono scolastico in età adolescenziale».
Un percorso formativo dunque che non è un lusso. Ultimo particolare non ininfluente: i bambini nelle scuole d’infanzia comunali sono accolti dalle 7,30 del mattino e possono rimanervi fino alle 18.15. Nelle strutture dello Stato sono due ore di ospitalità in meno e se mai dovesse Tursi ampliare l’offerta non potrebbe far altro che contrarre l’orario e adeguarlo a quello delle altre scuole statali.
Tiziana Carpanelli annuncia che dal prossimo anno verranno adottati i nuovi criteri di iscrizione che già invece si inaugureranno per i nidi in occasione delle iscrizioni che si aprono a fine mese. Tra le novità anche un percorso ad ostacoli per quei genitori che si “fingevano single” per scalare la graduatoria.
I vecchi criteri dunque ancora valgono per le materne Sopra tutti il reddito, l’autocertificazione Ise, peraltro sotto controllo sia da parte del Comune che da parte della Guardia di Finanza. Nell’ultimo campione su 200 famiglie estratte, duecento non certificavano il vero.
E all’accusa da parte di famiglie genovesi escluse che questi criteri favoriscano gli extracomunitari, la Carpanelli ribatte con le percentuali. «Solo il 15% dei piccoli è straniero. Percentuale modesta». Insomma i piccoli di genitori extracomunitari non “rubano” il posto a nessuno.

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