In un video la polizia che lancia sassi ai no war

Il manifesto 9/04/09

ANTI-NATO A STRASBURGO

Anna Maria Merlo
PARIGI
Un video, circolato su Internet, sta alimentando la polemica sul comportamento delle forze dell’ordine a Strasburgo, sabato scorso, in occasione delle proteste anti-Nato. Il filmato, che dura una decina di minuti, mostra un gruppo di Crs che lanciano pietre e proiettili vari contro un gruppo di pacifisti che volevano manifestare. I pacifisti, circondati da un gruppo di black block, cercano, invano, di bloccare i violenti con un appello alla calma. I poliziotti però li prendono di mira, senza fermare i black block. Il sindacato di polizia Alliance (molto a destra) smentisce: «I Crs non hanno vocazione a lanciare pietre». La ministra degli interni, Michèle Alliot-Marie, è intervenuta nella polemica solo per annunciare l’intenzione di proibire (come?) a delle persone con il volto coperto da un passamontagna o da un foulard di partecipare alle manifestazioni. «Chi manifesta per le proprie idee non si copre il volto», ha affermato la ministra. Nicolas Sarkozy aveva voluto chiudere la polemica subito dopo i fatti, affermando che «la polizia ha svolto un ottimo lavoro». E ha promesso «pene esemplari» per gli arrestati. I primi processi, in direttissima, si sono chiusi con sentenze da tre a sei mesi di carcere.
Il sindaco di Strasburgo, il socialista Roland Ries, ha però chiesto spiegazioni sul comportamento della polizia, in particolare in due quartieri popolari dove sono stati incanalati i manifestanti, «abbandonati ai casseurs senza protezione». Per la Prefettura, le polemiche sono assurde: «Prima, ci sono sempre troppi poliziotti, dopo mai abbastanza, quando i poliziotti si avvicinano troppo ai manifestanti, è una provocazione, quando non ci si avvicina, dicono di essere stati abbandonati». Alcuni leader politici, come Olivier Besancenot del Npa e Marie-George Buffet del Pcf, hanno parlato di «provocazione» da parte delle forze dell’ordine. Nella polemica è intervenuto ieri anche un poliziotto, che si è trovato con la sua squadra all’interno dell’hotel Ibis incendiato dai black. Il poliziotto accusa i comandi di polizia di «ritardo nel portarci soccorso»: per l’agente, «il direttore del dipartimento di polizia ha dato ordine ai poliziotti che si stavano avvicinando di tornare indietro». Per una ventina di minuti il gruppo di agenti è rimasto circondato dai black block, senza rinforzi. La Prefettura aveva però giustificato, lunedì, il posizionamento a distanza degli agenti, affermando di «non inviare i propri uomini al macello».
La tattica della polizia francese, almeno sulla carta, dovrebbe essere all’opposto di quella dispiegata dai britannici a Londra. È a causa del trauma causato dalla morte di un manifestante, Malik Oussekine, nell’86. «Un manifestante o un passante morto rappresentano un costo politico elevatissimo – spiega Fabien Jouard, specialista della polizia – quasi irreversibile per il potere. Rispetto a cosa rappresenta un morto, si possono tollerare pressoché tutte le degradazioni di beni pubblici o privati». Alliot-Marie ha difatti subito promesso «indennizzi» a chi ha subito danni materiali a Strasburgo.

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