Giornata mondiale dei Rom e Sinti
9/4 RomSinti@Politica
Giornata mondiale dei Rom e Sinti
Il Coordinamento Nazionale Antidiscriminazione Sa Phrala, la Federazione Rom e Sinti insieme e il Gruppo EveryOne hanno promosso oggi, a Roma presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, un assemblea pubblica per celebrare la Giornata Mondiale dei Rom e Sinti, istituita nel 1971 a Londra dall’International Romani Union (IRU) organismo non governativo e non territoriale che rappresenta tutti i Rom e Sinti al mondo
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Dopo aver osservato due minuti di silenzio, in solidarietà alle vittime del terremoto in Abruzzo e per tutte le vittime del razzismo e della discriminazione, si è preso di petto il tema clou della giornata: la realtà dei campi nomadi in Italia è disumana e ghettizzante; non solo non vengono rispettati i diritti fondamentali dell’uomo ma non si permette una vera integrazione di queste minoranze nella società civile, anzi si esalta la percezione del rom come “diverso e pericoloso”.
“In Italia non c’è un problema rom, ma una questione rom. Il problema è il razzismo – ha dichiarato Salvatore Bonadonna, ex assessore della Regione Lazio e presidente del Consiglio di Garanzia del PRC – Ad esempio nel nostro Paese ci sono e ci sono sempre state leggi che prevedono il diritto alla casa per tutti. E invece noi abbiamo la segregazione nei campi nomadi che, inevitabilmente, favorisce la delinquenza sia nella popolazione italiana, sia in quella rom. La vera battaglia che dobbiamo portare avanti è quella per la cittadinanza”.
La proposta che arriva da più voci che hanno parlato a nome della comunità rom è quella di costruire case popolari per quelli che ora vivono nei campi nomadi, oppure riabilitare vecchi edifici, terreni dismessi o appartamenti che sono semplicemente vuoti.
“Oggi siamo qui tutti insieme per un obiettivo comune – ha spiegato Anna Pizzo, Consigliere regionale della Regione Lazio – quello di superare gli stereotipi, soprattutto in questa fase storica che vede i rom al gradino più basso della società. Questa è una vera e propria emergenza. Fino a qualche anno fa – ha ricordato il Consigliere regionale – tutte le decisioni che riguardavano i rom venivano prese sempre sotto la scusa del provvisorio. Ma questo ha portato alla creazione di veri luoghi di detenzione definitiva e quando è venuta meno anche questa falsa coscienza del provvisorio si è avviata la catastrofe: è venuta fuori un’attitudine della politica, che poi si è radicata negli italiani, a considerare il rom come un nomade da mandare via”.
“Io ho fatto un mio censimento – ha detto Anna Pizzo – ed ho constatato che la situazione di questi campi è emergenziale. Da consigliera regionale credo che si possa fare una legge che equipara i piccoli terreni a riscatto per far si che chi non vuole far domanda per la casa popolare possa investire su questi terreni”.
Dalla Giornata di oggi dunque è emersa la convinzione, da parte delle associazioni che lavorano per l’integrazione delle comunità rom e da parte delle istituzioni, che i campi nomadi non siano il modo giusto per accogliere queste minoranze, ma solo un modo per segregarle ancora di più e alimentare la paura nella popolazione italiana.

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