Scosse e crolli, incubo continuo a L´Aquila si sgretola la basilica

Repubblica 8/04/09

Il dramma
Le vittime sono 235. La protezione civile: attenti ai falsi allarmi

La terra trema alle 11.26 e alle 19.47 Falsi allarmi con telefonate e sms seminano il panico
Paura in tutto il centro Italia, a Roma 76enne muore d´infarto dopo la scossa

MASSIMO LUGLI
Urla panico, crolli, grida isteriche e una fetta della Basilica delle Anime sante, nel centro del capoluogo, che viene giù in una nuvola di polvere; dirette televisive interrotte da grida di paura. Ma, fortunatamente, non ci sono state altre vittime nonostante le voci che parlavano di un morto in una frazione dell´Aquila. Per gli oltre 17mila sfollati (secondo i dati forniti dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi) è stato l´inizio della terza notte d´angoscia. Molti, ancora una volta, hanno rifiutato un alloggio nelle 20 tendopoli allestite per gli sfollati e dotate di 16 cucine da campo (anche se alcune non hanno ancora il bagno in funzione) e hanno dormito in macchina vicino alle loro case, per paura degli sciacalli. E accanto ai ladri arrivano i maniaci dell´orrore: alcuni messaggini che annunciavano (ore prima della grande paura delle 19,42) nuove scosse di terremoto sono arrivati a diverse persone in tutta la Regione. La Protezione Civile ha invitato a denunciare i mittenti e a fidarsi solo dei suoi comunicati ufficiali.
Sembra quasi definitivo il bilancio di morte del terremoto abruzzese: 235 vittime, una trentina di dispersi, circa mille feriti di cui la metà ancora ricoverati. L´ospedale dell´Aquila, inaugurato 9 anni fa dopo una serie di lavori infiniti iniziati nel 1974 (ed è stata la lunga esposizione del cantiere alle intemperie, secondo il Rettore Ferdinando Di Orio, a rendere l´edificio così fragile) non esiste, ufficialmente più. Al suo posto sono spuntate le tende allestite della Ares marchigiana, con 36 medici e paramedici d´assalto veterani di mille tragedie collettive (dallo Tsunami al Pakistan) che si prendono cura di un centinaio di pazienti. Molti sono bambini arrivati ieri mattina con sintomi di una notte al gelo: febbre, mal di gola, raffreddore ma anche uomini e donne con traumi da caduta sulle strade dissestate. Al lavoro anche un´équipe di psicologi specializzati nella cura dei traumi da stress sia per i parenti delle vittime che per i soccorritori sfiniti dalle lunghissime ore di lavoro. L´Aquila ha un aspetto spettrale, con le strade semideserte, le saracinesche abbassate e un esercito di divise di ogni colore.
E mentre il prefetto viene sostituito dall´ex capo della Digos romana, Franco Gabrielli (l´uomo che ha sconfitto la colonna capitolina delle Nuove Brigate Rosse) la Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per disastro colposo. Un escamotage giudiziario che consentirà, in futuro, di valutare le responsabilità nella costruzione degli edifici o nella gestione dei soccorsi. Ma prima della giustizia ci aspetta la fine dell´emergenza che sembra ancora lontana specialmente mentre la terra continua a fremere. Le scosse si sono susseguite per tutta la giornata: uno stillicidio che mette a durissima prova la tradizionale forza d´animo, l´incredibile capacità di sopportazione della gente di questa Regione. Una nella notte dopo l´1,30, una seconda verso le 12,20, la terza nel pomeriggio, tutte superiori al quarto grado Richter. Poi l´ultima, violentissima, alle 19,42 che si è sentita fino a Roma e ha causato la morte per infarto di un uomo di 76 anni.
L´unica, magra, consolazione è che ieri non ha piovuto. E sono ormai sfumate le ultime speranze di salvare i tre ragazzi (uno dei quali israeliano) e la ragazza ancora sepolti sotto le macerie della Casa dello studente. Alle 6,35 di ieri una gigantesca benna dei vigili del fuoco, una sorta di mostruoso dinosauro meccanico, ha iniziato a sbranare pezzo per pezzo l´edificio, ancora in equilibrio precario, cominciando dall´alto. Per il gruppo di parenti riuniti fino a ieri mattina in via XX Settembre è stata la mazzata definitiva. «Mia figlia sta lì sotto» ha sussurrato una signora bionda afflosciandosi tra le braccia dei congiunti. Poi un silenzio di ghiaccio, mentre tutti venivano fatti allontanare e l´inizio dei lavori, interrotti dalla terra che si scuote, nuove urla, nuova angoscia e una paura del domani che sembra non finire mai.

I commenti sono chiusi.